La posizione del personale scolastico precario torna al centro del dibattito sindacale e istituzionale grazie agli interventi dell'organizzazione Anief. Il sindacato denuncia da tempo le differenze di trattamento economico tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato e quelli precari, puntando il dito contro il ricorso prolungato alle supplenze per insegnanti e operatori ATA.
Le richieste del sindacato e il richiamo all'Europa
Il vertice dell'associazione, Marcello Pacifico, evidenzia come il nostro Paese non abbia ancora risolto le criticità sollevate dalla procedura d'infrazione europea n. 2277, che riguarda sia la mancata parità di stipendio sia l'uso eccessivo dei contratti a tempo determinato. La questione è stata sottoposta formalmente pure al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
Durante l'iter parlamentare del provvedimento d'urgenza sulla scuola, l'Anief ha presentato emendamenti per allargare il doppio canale di assunzione ai docenti della prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze, valevole sia per gli insegnamenti curricolari sia per le attività di sostegno. Tra i punti programmatici figurano l'inserimento stabile in organico di oltre cinquantamila cattedre attualmente coperte da contratti in deroga, l'immissione in ruolo sulla totalità dei posti disponibili anche per il comparto amministrativo, tecnico e ausiliario e il riconoscimento della parità economica con il personale di ruolo.
La prossima scadenza istituzionale monitorata dal sindacato è la sessione di bilancio. Qualora non arrivassero risposte adeguate, l'organizzazione si rivolgerà nuovamente a Bruxelles per chiedere l'avvio di sanzioni contro l'Italia.
Il fronte giudiziario e le tutele per i lavoratori
Dal punto di vista legale, una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri aggiornati dell'articolo 36 del decreto legislativo n. 165/2001 valgono anche per le cause attualmente in corso. I giudici hanno chiarito che il percorso di immissione stabile può coesistere con il risarcimento del danno, senza che l'uno escluda l'altro.
La normativa riconosce un risarcimento variabile da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità in ipotesi di reiterazione illegittima dei contratti temporanei. La misura interessa vari profili professionali, fra cui gli insegnanti di religione, i docenti specializzati sul sostegno e gli addetti ai servizi generali e amministrativi che vantano oltre trentasei mesi di anzianità maturata con contratti a termine.
Per l'Anief, tale orientamento giurisprudenziale permette di riprendere le cause pendenti e di sbloccare quelle sospese in precedenza. Per questo motivo, l'organizzazione consiglia agli interessati di controllare la propria situazione tramite gli sportelli territoriali e i servizi di consulenza dedicati.