La vicenda legata alla mancata visita degli educatori ebrei statunitensi a Reggio Children fa il giro degli Stati Uniti, raccontata da giornali e televisioni, aprendo una riflessione in alcune realtà d'oltreoceano sulla possibilità di continuare a definirsi scuole ispirate a Reggio o di togliere quel nome dai propri siti web.

Come racconta Yehudis Smith, direttrice dell’educazione della prima infanzia del Center for the Advancement of Jewish Education di Miami, in un intervento pubblicato il 12 ottobre sul sito eJewishPhilanthropy, la questione mette in discussione un riferimento pedagogico sul quale alcune realtà americane hanno costruito la propria identità. La professionista riferisce di essere stata contattata da responsabili di scuole dell’infanzia con cui collabora da anni, alle prese con interrogativi sul fatto di continuare a definirsi ispirati a Reggio o di rimuovere il nome dai siti web, difendendo al contempo la comunità ebraica.

Smith esprime amarezza e un senso di tradimento e lutto, spiegando di aver studiato, insegnato e sostenuto il Reggio Emilia Approach nel corso della sua carriera. La pedagogista sottolinea come la notizia del blocco della delegazione di educatori e ebrei della prima infanzia, che si trovavano di fronte alla richiesta di rilasciare una dichiarazione politica contro le azioni di Israele a Gaza prima di un percorso di formazione professionale, abbia suscitato grande dolore.

La bufera è stata ripresa anche dal New York Post. Secondo il quotidiano americano, la dichiarazione sottoposta alla delegazione statunitense — definita un errore dal sindaco di Reggio Marco Massari — reciterebbe: "Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati, così come in qualsiasi altro luogo del mondo". Nell'articolo si parla di un impegno ritenuto da Melissa Davis, della Milton Gottesman Jewish Day School di Washington D.C., come conseguenza dei riflessi dell’antisemitismo su scala globale e di una perdita per la comunità e gli studenti.

La delusione degli insegnanti rimasti a casa è stata raccontata inoltre dalla Wabc-Tv, emittente televisiva locale che trasmette nello Stato di New York. Pesha Kletenik, della Manhattan Day School nell’Upper West Side, ha descritto l'episodio come un atto di antisemitismo profondo e doloroso, esprimendo sconcetto per la richiesta a cittadini americani di commentare un governo straniero.

Fonte: il Resto del Carlino