La tutela della salute psicofisica e la prevenzione del burnout per docenti, dirigenti scolastici e personale ATA devono diventare priorità strutturali e diritti pienamente esigibili. A riaccendere i riflettori su questo fronte sono le recenti sollecitazioni arrivate dalle istituzioni comunitarie, che chiedono di superare gli adempimenti puramente formali per garantire un benessere lavorativo effettivo all'interno degli istituti.
Nella seduta del 6 ottobre scorso, il Parlamento europeo ha infatti esortato la Commissione europea ad adottare misure più incisive per prevenire i rischi psicosociali nei contesti lavorativi, salvaguardare la salute mentale dei lavoratori e rendere davvero effettivo il diritto alla disconnessione.
Dall'Europarlamento l'accento sulle condizioni di lavoro
Nel dibattito è intervenuta in modo significativo l'europarlamentare Giusi Princi, richiamando la propria esperienza diretta nell'ambito scolastico. Secondo la parlamentare europea, lo stress lavoro-correlato non può essere rubricato a una semplice fragilità individuale: deve essere analizzato a partire dai carichi organizzativi, dalle dinamiche professionali e dalle responsabilità dei datori di lavoro.
All'interno delle scuole, il personale educativo, amministrativo e ausiliario si trova a gestire quotidianamente una combinazione complessa di fattori: responsabilità crescenti, adempimenti burocratici gravosi, complesse relazioni con l'utenza e, in diversi contesti, episodi di delegittimazione o aggressività. Un quadro che rende improcrastinabile un intervento sistemico, partendo dal presupposto che non può esistere una scuola capace di sostenere gli studenti se non viene tutelato chi vi lavora.
Meno burocrazia, più prevenzione con il Testo Unico
L'appello punta a trasformare i principi generali in misure concrete anche a livello nazionale.
- Valutazioni periodiche e reali dei rischi psicosociali, evitando che la procedura si riduca a una mera compilazione documentale;
- Piena applicazione del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, con un coinvolgimento attivo delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza e dei sindacati;
- Diritto alla disconnessione garantito nei fatti, affinché gli strumenti digitali non si trasformino in una richiesta di reperibilità costante al di fuori dell'orario di servizio;
- Sostegno psicologico accessibile, formazione specifica e percorsi di reinserimento lavorativo capaci di tutelare la dignità delle persone.
Riconoscere la condizione di stress da lavoro non equivale a un fallimento personale, bensì a una necessità di revisione dei contesti operativi. La richiesta condivisa che emerge dal confronto è quella di un impegno comune tra istituzioni e parti sociali, capace di considerare la salute psicofisica sul posto di lavoro non come un costo, ma come una condizione irrinunciabile per la qualità dell'intero sistema scolastico.




