Il sindacato Anief lancia una proposta netta: ridurre di mezzo punto percentuale l'obiettivo NATO di spesa militare per liberare 11,5 miliardi l'anno da investire stabilmente in istruzione, università, Afam e ricerca. La richiesta punta a modificare l'impegno assunto al vertice dell'Aia del 25 giugno 2025, che fissa al 5% del Pil la soglia da raggiungere entro il 2035 (3,5% per la difesa militare e 1,5% per sicurezza e infrastrutture). Anief chiede di portare la quota militare al 3%, lasciando invariata la componente dell'1,5%.
Quanto vale lo 0,5% del Pil
Su un Pil stimato intorno ai 2.300 miliardi di euro, lo 0,5% corrisponde a 11,5 miliardi annui.
- 5,5 miliardi per le retribuzioni di docenti, personale educativo e Ata (compresi i precari, con criteri proporzionati a servizio e orario);
- 2 miliardi per organici e continuità del servizio;
- 1,5 miliardi per edilizia scolastica e laboratori;
- 1,5 miliardi per università, Afam e ricerca civile;
- 1 miliardo per diritto allo studio e contrasto alla dispersione.
«Chiediamo di destinare il mezzo punto di Pil così riallocato a un investimento pubblico aggiuntivo e permanente in istruzione e ricerca, con priorità al recupero delle retribuzioni del personale scolastico e alla qualità del servizio educativo»,
dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Le condizioni: risorse aggiuntive e criterio territoriale
Il sindacato sottolinea che i finanziamenti devono essere realmente aggiuntivi e non sostituire le somme già previste per i rinnovi contrattuali. La distribuzione dovrà tenere conto dei fabbisogni dei territori, dello stato degli edifici, della dispersione scolastica e dello svantaggio socioeconomico, con attenzione specifica al Mezzogiorno, alla Puglia e alle aree interne.
Una piattaforma da discutere
La proposta è al momento una piattaforma sindacale da sottoporre agli organi competenti di Anief. La sua attuazione richiederebbe una revisione concordata dell'impegno NATO e degli obiettivi di capacità militare, con un'iniziativa del governo italiano capace di coinvolgere gli altri Stati alleati. Il confronto, però, è aperto: decidere dove destinare mezzo punto di Pil significa scegliere quale idea di sicurezza e di sviluppo consegnare alle prossime generazioni.