Riscattare il periodo universitario non si traduce automaticamente nell'anticipo della pensione per un numero di anni pari a quelli di studio versati. Anche se la scelta può apparire conveniente a chi teme di dover restare al lavoro sempre più a lungo, l'effetto reale dell'operazione cambia sensibilmente da persona a persona.
A evidenziarlo è un'analisi pubblicata su L'Economia del Corriere della Sera, corredata da simulazioni incentrate sulle diverse fasce anagrafiche. Il riscatto della laurea, infatti, non deve essere valutato esclusivamente dal punto di vista dell'esborso economico: prima di procedere con il pagamento, è fondamentale verificare se e in quale misura la data effettiva di uscita dal lavoro subirà davvero una variazione.
I fattori che incidono sull'anticipo
L'efficacia della misura non è identica per tutti i lavoratori e non garantisce un accorciamento lineare della carriera.
- la storia lavorativa complessiva maturata;
- l'età anagrafica in cui si è iniziato a versare i contributi previdenziali;
- il sistema di calcolo applicabile alla propria posizione.
Di conseguenza, prima di trasformare gli anni universitari in anzianità contributiva a titolo oneroso, il nodo centrale resta accertare in concreto l'impatto della spesa sui requisiti previdenziali individuali.
Fonte: Il Messaggero




