L'azione educativa della scuola deve rimettere al centro il rispetto delle regole e la responsabilità personale, superando la tendenza a giustificare ogni condotta aggressiva come una generica situazione di fragilità. A chiederlo con forza è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), intervenuto dopo la diffusione dei dati sul disagio giovanile e sulla microcriminalità emersi a Genova.

Secondo il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, le risposte a episodi gravi non possono ridursi a interventi assistenziali o a sporadiche campagne di sensibilizzazione: occorre garantire continuità didattica nell'insegnamento delle regole, sostenere l'autorevolezza del personale docente e applicare conseguenze disciplinari chiare e proporzionate alla gravità dei fatti.

I dati dell'Osservatorio e i numeri sulle dipendenze

La presa di posizione dell'associazione nasce dai risultati del primo rapporto territoriale redatto dall'Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile, presentato a Genova durante la Maratona del rispetto 2026. L'indagine ha documentato 68 episodi, di cui 50 direttamente collegati a fenomeni di microcriminalità tra minori, violenza sui giovani e violenza di genere.

A questo quadro si affiancano le rilevazioni fornite dall'ASL 3 Genovese nell'ambito delle dipendenze da alcol e sostanze: sono 742 i giovani fino a 27 anni presi in carico dai servizi sanitari, tra cui figurano 246 ragazzi con meno di 19 anni. Sebbene si tratti di problematiche eterogenee, il CNDDU sottolinea come questi elementi rendano urgente un potenziamento delle misure di prevenzione e una sinergia strutturata tra istituzioni scolastiche, servizi territoriali specializzati e famiglie.

Responsabilità individuale e fermezza educativa

Il Coordinamento evidenzia come le difficoltà familiari, economiche o individuali debbano ricevere adeguata attenzione, senza tuttavia trasformarsi nell'alibi per condotte che violano la sicurezza e l'incolumità altrui. Quando gli atti aggressivi diventano sistematici o integrano reati, la risposta educativa deve coniugare accoglienza e fermezza, accertando con chiarezza la responsabilità del singolo studente.

L'assenza di provvedimenti tempestivi di fronte a minacce o aggressioni rischia infatti di veicolare un messaggio di tolleranza verso le prevaricazioni. Per evitare questo pericolo, gli istituti scolastici sono chiamati ad applicare con coerenza i regolamenti interni, valorizzando la funzione formativa della sanzione disciplinare a tutela dell'intera comunità scolastica.

Dall'ambiente digitale alle aule: il ruolo dei docenti

Un'attenzione specifica viene richiesta per le condotte lesive che avvengono attraverso i social network. L'illusione della distanza fisica favorisce spesso la sottovalutazione della gravità di minacce, insulti e diffusione di materiale illecito, che non possono essere liquidati come semplici tensioni tra coetanei. Per il CNDDU, gli allievi devono comprendere le implicazioni giuridiche concrete connesse all'uso scorretto degli strumenti digitali.

Per realizzare questo percorso, conclude l'associazione, è indispensabile supportare i docenti con una formazione mirata e con il riconoscimento concreto del loro ruolo professionale. Parallelamente, le famiglie devono mantenere la propria responsabilità educativa senza delegare interamente alla scuola la gestione delle condotte dei figli, costruendo un'alleanza in cui il rispetto della convivenza civile e delle regole rimanga un dovere inderogabile.