Il sostegno psicologico nelle scuole rischia di rimanere un principio solo teorico se non viene accompagnato da servizi territoriali tempestivi, continui e distribuiti in modo uniforme. A lanciare l'allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che evidenzia come il personale docente e gli istituti non possano essere lasciati da soli a compensare i limiti dell'assistenza specialistica pubblica.

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, celebrata il 10 ottobre, il CNDDU ha richiamato l'attenzione sulla distanza tra il crescente disagio vissuto dagli studenti e la reale disponibilità di figure specialistiche e percorsi di prevenzione, come riportato da La Voce della Scuola. Le difficoltà emotive e relazionali all'interno degli istituti aumentano, ma la risposta sul territorio procede a rilento e in modo disomogeneo.

La pressione sui servizi e le difficoltà delle famiglie

La dimensione del bisogno emerge chiaramente dalle rilevazioni più recenti. Secondo un'indagine condotta da UNICEF e YouTrend diffusa a ottobre 2026, il 47% dei genitori intervistati ha valutato l'ipotesi di rivolgersi a un professionista o a un servizio di consulenza per superare difficoltà legate alla genitorialità, rinunciando poi ad agire concretamente per via degli ostacoli d'accesso.

Parallelamente, il Rapporto sulla salute mentale diffuso dal Ministero della Salute nell'aprile 2026 ha contato 845.516 utenti presi in carico dai servizi specialistici nel corso del 2024, confermando il forte carico di lavoro che grava sulle strutture sociosanitarie territoriali.

Misure legislative e nodi applicativi

Sul fronte legislativo, sia la legge 17 maggio 2024, n. 70, sia la legge 30 dicembre 2024, n. 207, hanno introdotto disposizioni finalizzate a rafforzare gli interventi di supporto psicologico destinati alla comunità scolastica. Tuttavia, sottolinea l'associazione, l'efficacia delle norme rischia di bloccarsi nella fase attuativa tra disparità regionali e una carente integrazione tra scuola e sanità locale.

La scuola rappresenta l'ambiente ideale per intercettare per tempo i primi segnali di malessere negli alunni, ma non possiede gli strumenti clinici per gestire il percorso terapeutico. L'attribuzione impropria di compiti specialistici ai docenti rischia di creare un sovraccarico privo di sbocchi operativi rapidi per le famiglie.

L'appello alle istituzioni

Per superare questa situazione di stallo, il CNDDU chiede interventi concreti al Ministero dell'Istruzione e del Merito.

  • rendere pienamente operative le norme in vigore con protocolli certi di raccordo tra scuole e servizi sociosanitari;
  • garantire una distribuzione di risorse e personale qualificato parametrata alle reali necessità degli istituti;
  • effettuare verifiche sistematiche sull'effettiva accessibilità dei presidi territoriali, evitando che il supporto dipenda dalle possibilità economiche dei singoli.