Incontri di educazione sessuale e prevenzione temporaneamente sospesi nelle scuole secondarie di secondo grado del Trentino. Lo stop riguarda il progetto «Conoscere il consultorio», condotto dalle ostetriche nelle classi seconde superiori, interrotto per consentire l'adeguamento delle procedure alle nuove disposizioni nazionali sul consenso preventivo delle famiglie.

La decisione, resa nota dall'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) agli istituti scolastici, ha suscitato la ferma presa di posizione dell'Ordine della professione ostetrica di Trento, allarmato per le possibili ricadute sulla salute e sulla corretta informazione dei ragazzi.

Il progetto e i motivi della sospensione

L'iniziativa rientra nel Piano provinciale di prevenzione e ha visto, durante l'anno scolastico 2025-2026, la partecipazione di 5.180 studenti distribuiti in 54 istituti scolastici (il 94% delle scuole coinvolgibili). Gli incontri offrono agli studenti delle seconde superiori un momento di confronto con personale sanitario qualificato su tematiche quali contraccezione, salute riproduttiva, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e crescita relazionale.

Come riportato dalla testata locale TrentoToday, l'Asuit ha dovuto fermare temporaneamente il calendario degli incontri già fissati per coordinare con il Dipartimento provinciale Istruzione le modalità operative necessarie a recepire la legge nazionale 104 del 9 giugno 2026, entrata in vigore il 7 luglio 2026.

La normativa prevede infatti l'obbligo del consenso preventivo scritto dei genitori (o degli studenti, se maggiorenni) per i progetti dedicati alla sessualità nelle scuole medie e superiori, imponendo la condivisione preventiva con le famiglie di contenuti didattici, materiali e modalità di svolgimento, oltre a disciplinare la presenza di esperti esterni.

La reazione dell'Ordine delle ostetriche

L'Ordine della professione ostetrica di Trento, guidato dalla presidente Serena Migno, ha espresso profonda preoccupazione per l'interruzione dei percorsi, definendola dannosa per l'attività di prevenzione sul territorio. Per l'Ordine, privare gli adolescenti di punti di riferimento scientifici rischia di spingerli verso fonti informative non verificate, proprio in una fase delicata della crescita.

I professionisti sanitari contestano inoltre le modalità di revisione e valutazione dei titoli degli esperti esterni, sottolineando che non dovrebbero essere messe in discussione competenze già riconosciute in ambito sanitario, e chiedono un rapido tavolo di confronto con la Provincia.

La posizione della Provincia e le prospettive

Sulla vicenda è intervenuta l'assessora provinciale all'Istruzione Francesca Gerosa, spiegando che l'applicazione della legge nazionale non comporta un divieto assoluto né l'annullamento delle iniziative. Il percorso di raccordo con l'Asuit è stato avviato a luglio e non mette in dubbio il valore scientifico degli operatori: le scuole dovranno esaminare i progetti e sottoporli ai propri organi collegiali per i necessari adeguamenti formali.

Anche l'Asuit, con una nota diffusa sabato 10 ottobre, ha ribadito la volontà di garantire la prosecuzione degli interventi di educazione alla salute non appena saranno definite le procedure di acquisizione del consenso genitoriale con il Dipartimento Istruzione. Al momento non è stata ancora fissata una data ufficiale per la ripresa delle lezioni nelle aule.