L'efficacia di un insegnante non si misura dal numero di visualizzazioni ottenute sui social network e la classe non è un palcoscenico su cui esibirsi: l'insegnamento richiede di stimolare un interesse autentico senza confondere la formazione con l'intrattenimento. A riaccendere il dibattito sul ruolo dei cosiddetti docenti influencer e sulla spettacolarizzazione della didattica è una riflessione di Sonia Cannas, docente di Matematica e Fisica, formatrice e divulgatrice.
La critica alla spettacolarizzazione e al divertimento a tutti i costi
Come evidenziato da Sonia Cannas in un intervento pubblicato su Facebook, il fenomeno dei cosiddetti "teach-toker" e la ricerca della visibilità non nascono per caso. Si inseriscono in una trasformazione culturale più profonda che rischia di banalizzare il concetto di motivazione intrinseca dello studente, riducendola al semplice divertimento immediato.
Secondo la docente, l'insegnante ha il compito di stimolare l'interesse, non di intrattenere. L'interesse autentico nasce dalla curiosità, dal confronto con un problema complesso e dalla soddisfazione di padroneggiare una competenza prima inaccessibile. L'intrattenimento, al contrario, può attirare l'attenzione del momento, ma non garantisce che questa si traduca in apprendimenti significativi e duraturi.
La funzione del docente tra Costituzione e normativa
La professionalità docente non coincide con la ricerca di consenso o con la performance personale.
- Articoli 3, 33 e 34 della Costituzione: tutelano la libertà di insegnamento, garantiscono l'apertura della scuola a tutti e impegnano le istituzioni a rimuovere gli ostacoli economici e sociali.
- Articolo 395 del D.Lgs. 297/1994: individua nella funzione docente la trasmissione e la rielaborazione della cultura, finalizzata alla formazione umana e critica degli studenti.
- Articolo 1 del D.Lgs. 59/2017: richiama la necessità di un profilo professionale fondato su competenze culturali, disciplinari, pedagogiche, didattiche e metodologiche.
I riferimenti pedagogici: John Dewey
In Esperienza e educazione (1938), John Dewey ha chiarito che non tutte le esperienze piacevoli hanno valore educativo: un'attività coinvolgente ha un reale peso pedagogico solo se genera ulteriori possibilità di apprendimento e riflessione nel tempo.




