La tossicologa forense Elia Del Borrello, docente all'Università di Bologna, lancia un allarme severo sulla condizione dei giovanissimi: abuso di alcol fin da giovanissimi, diffusione di nuove sostanze sintetiche (le New psychoactive substances) e un vuoto educativo che viene colmato dai social network. Lo racconta il Resto del Carlino in un'intervista pubblicata sull'edizione di Ferrara.
«Ragazzi a ruota libera, senza freni inibitori»
«Abbiamo tolto ai ragazzi l'affettività, il dialogo, il controllo di ciò che fanno e assumono. Stiamo rischiando di rovinare un'intera classe giovanile, un'intera generazione», dice Del Borrello. La tossicologa collega gli episodi di violenza nelle scuole ferraresi a una condizione più ampia: «Siamo davanti a ragazzi che si confrontano solo con smartphone e social, non hanno nessun riferimento affettivo, soli nella loro libertà totale e il primo che sui social dice cosa fare, loro lo fanno. Poi alcol e droga».
Alcol «bevuto come fosse acqua» e sostanze di sintesi
L'età del consumo si abbassa. «Dilagano le sostanze nuove, le cosiddette Nps, New psychoactive substances. Sostanze di sintesi progettate in laboratorio per imitare gli effetti di droghe tradizionali, chi le assume non conosce la reale composizione né il dosaggio e creano forte assuefazione e dipendenza psicologica e fisica. Un disastro. A questi aggiungiamo l'abuso di alcol, bevuto come fosse acqua».
«Commettere reati è diventato un vanto»
Secondo Del Borrello, «ormai per molti è diventato divertente commettere reati, sanno che spesso la faranno franca o con ridotte conseguenze. Costruiscono la loro importanza nella società commettendo idiozie; comportarsi bene sembra quasi sia diventato un demerito. Ripeto, la parte educativa oggi la fanno i social».
Scuola e famiglie: «Lassismo generale che fa paura»
Sulla scuola: «La scuola fa quello che può, anche se è più preoccupata a rispettare i programmi ministeriali che ad altro». Su famiglie e educatori: «Hanno demandato ad altri. Per fortuna non tutte. Nessuno (o quasi) più si prende una responsabilità; educatori, insegnanti, personale scolastico temono sanzioni, l'intervento dei genitori, di un avvocato, del dirigente. Ripeto, un lassismo generale che fa paura».
La responsabilità degli adulti
«Il problema siamo noi. Dai governi, che continuano a definire certa droga sostanza "leggera" discutendone la liberalizzazione, fino ai genitori. Nessuno è esente da colpe». La via d'uscita, per la tossicologa, è una sola: «Ricominciare a parlare con i ragazzi. Quando gli apri un canale, non si fermano più, si raccontano, si liberano di tante paure e ti chiedono aiuto. Ma se noi li affidiamo ai social, gli diamo in mano un telefono fin dalle elementari, per non dire di peggio, cosa possiamo pretendere? Non criminalizzo i social, ma il loro abuso. Anche perché, spesso, i genitori non hanno la cognizione dei rischi enormi che si possono nascondere dietro a quello schermo».




