Una delegazione di insegnanti americani ha rinunciato ufficialmente alla visita di formazione prevista presso le scuole d'infanzia e i centri pedagogici di Reggio Children. La decisione, maturata venerdì 9 ottobre 2026, arriva dopo giorni di accese polemiche e tensioni politiche che avevano accompagnato l'annuncio dell'iniziativa. Lo racconta il Resto del Carlino, che ricostruisce una vicenda in cui temi educativi e geopolitica si sono intrecciati fino a produrre una frattura nel tessuto cittadino.

La visita saltata e la delegazione confermata

Il programma prevedeva l'arrivo a Reggio Emilia di due gruppi: una delegazione statunitense e una israeliana, composta da ventidue tra insegnanti ed educatori appartenenti a scuole ebraiche di Israele e degli Stati Uniti. Mentre il gruppo israeliano ha confermato la presenza, quello americano ha scelto di tirarsi indietro. Reggio Children ha preso atto della rinuncia con una nota ufficiale: «Rispettiamo la decisione. Con alcune di queste persone il dialogo era aperto da tempo, e non si chiude con un viaggio rinviato: proseguirà, quando le condizioni lo consentiranno, sul terreno che è sempre stato il suo, quello dell'educazione, e nel nome dei principi che la carta "Per una educazione democratica e partecipata"».

La posizione del sindaco: «Reggio resta luogo di incontro»

Il sindaco Marco Massari ha risposto sottolineando la vocazione internazionale della città: «Reggio Emilia è e resterà un luogo di incontro per insegnanti ed educatori di tutto il mondo. La nostra esperienza educativa, nata dal pensiero di Loris Malaguzzi, si fonda sull'ascolto, sulla partecipazione e sui diritti dei bambini. Accogliere storie e sensibilità diverse ne è parte essenziale».

Massari ha richiamato i «cento linguaggi» di Malaguzzi per rivendicare la ricchezza dei modi di pensare e conoscere, e ha spiegato che con le delegazioni è stata condivisa la Carta «Per un'educazione democratica e partecipata», strumento pensato per esprimere attenzione ai diritti dell'infanzia, rispetto delle differenze e costruzione della pace. Un documento che, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrà essere sottoscritto da tutte le delegazioni future.

Il primo cittadino ha poi affrontato direttamente il contesto geopolitico: «In considerazione della drammatica situazione in Medio Oriente, in particolare nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, abbiamo voluto condividere con tali educatori anche un ulteriore impegno a difendere i diritti dei bambini, nei territori occupati come nel resto del mondo».

La protesta dell'Assemblea Reggiana per la Palestina

Le polemiche che hanno preceduto la rinuncia sono state animate in prima linea dall'Assemblea Reggiana per la Palestina, che ha contestato duramente le risposte della città. In una nota dai toni molto netti, l'Assemblea scrive: «È vero che Malaguzzi ci insegna l'inclusione, ma ci insegna anche a ripudiare il razzismo, la discriminazione e il privilegio».

Vengono citati dati drammatici: «A Gaza, dall'8 ottobre 2023, le morti accertate di bambini sotto i 17 anni sono 21mila, sono il 98% dei minori di 17 anni della nostra città. Immaginatevi di girare per Reggio e di non incontrare più nessun bambino. Nessun ragazzo. Immaginatevi le scuole vuote. I parchi senza più grida. Senza più giochi. Un silenzio assordante che pesa quanto il rumore dei droni e delle bombe che infestano i cieli di Gaza».

L'Assemblea respinge l'accusa di antisemitismo: «Non cadremo nella trappola di chi continua a confondere antisionismo e antisemitismo, per trasformare i carnefici in vittima. Chi non accetta di scrivere le parole sionismo e genocidio tra le parole da ripudiare dentro le nostre scuole, insieme a guerra, razzismo e colonialismo, chi si rifiuta di sottoscrivere questo ripudio, non è una vittima: è complice della violenza dell'occupazione, dell'apartheid, del genocidio».

Le opposizioni: «Cedimento a frange estremiste»

La vicenda ha infiammato anche lo scontro politico interno. Le liste civiche Lista Civica e Reggio Civica hanno puntato il dito contro una forza politica di maggioranza definita «sempre più ostaggio di frange estremiste e ideologiche, filoislamiche e pro-Hamas». «Assistiamo a una costante penetrazione di modelli culturali di matrice islamica», denunciano le due liste, invitando i reggiani a decidere «da che parte stare».

Sulla stessa lunghezza d'onda Fratelli d'Italia, con Alessandro Aragona e Letizia Davoli, che definiscono la rinuncia degli insegnanti americani «una bruttissima pagina per la nostra città». Per FdI il Pd è «ostaggio delle sue ali più estremiste» e subisce la linea della Cgil e della piazza antisionista. La Carta educativa viene bollata come un «lasciapassare ideologico» e una «prova di fedeltà politica» che subordina l'accoglienza a un filtro ideologico.

Una ferita nel modello educativo

Quello che era nato come un appuntamento di scambio pedagogico si è trasformato in un caso che lascia aperte pesanti divisioni. Da un lato c'è la difesa di un metodo educativo — quello malaguzziano — che fa del dialogo e dell'incontro tra differenze il proprio fondamento. Dall'altro, la richiesta di coerenza politica che arriva dalla piazza e la denuncia di un cedimento a pressioni ideologiche che arriva dall'opposizione.

Nel mezzo, Reggio Children e l'amministrazione comunale cercano di tenere la barra sull'educazione, promettendo che il dialogo con gli educatori americani «proseguirà quando le condizioni lo consentiranno». Ma la rinuncia di venerdì segna uno spartiacque: la città che ha fatto dell'ascolto e della partecipazione la sua bandiera pedagogica si ritrova a fare i conti con un conflitto che parla lingue che la scuola, da sola, fatica a tradurre.