L’86 % dei presidi italiani vuole più piante nelle aule: lo studio CNR‑Coldiretti dimostra benefici concreti per apprendimento, salute e ambiente.

Che cosa ha scoperto lo studio

Al IV Congresso Nazionale del Fiore di Coldiretti, tenutosi al Parco della Musica Giacomo Puccini di Torre del Lago‑Viareggio, è stato presentato un lavoro di ricerca congiunto tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Coldiretti, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Atmosphere.

  • Un incremento medio del 30 % delle capacità cognitive degli alunni nelle classi dove sono presenti piante.
  • Una riduzione significativa dell’inquinamento interno: le centraline installate hanno registrato un assorbimento di anidride carbonica del 20 % nelle prime ore della giornata, che sale fino al 75 % con l’aumento della concentrazione di CO₂.
  • Un abbattimento della percezione di caldo e un miglioramento del comfort ambientale, grazie all’effetto refrigerante delle piante.

Da dove parte la sperimentazione

  • L’Istituto Agrario “ITAGR”, dove sono state introdotte piante da frutto e da orto nelle aule di laboratorio.
  • L’Istituto Professionale per i Servizi Enogastronomici e Alberghieri “Aurelio Saffi” di Firenze, con l’inserimento di piante ornamentali nei corridoi e nei laboratori di cucina.

Entrambi i contesti hanno mostrato miglioramenti misurabili sia nei risultati accademici sia nella qualità dell’aria.

Il parere dei presidi

Un’indagine condotta da Coldiretti in collaborazione con Censis, realizzata in occasione dell’inaugurazione del congresso, ha coinvolto i dirigenti degli istituti scolastici italiani.

  • Il 86 % dei presidi ritiene necessario inserire sistematicamente le piante nelle aule, anche alla luce dei recenti studi scientifici.
  • Quasi 9 presidi su 10 (circa il 90 %) considerano la presenza di verde un’opportunità educativa per avvicinare gli studenti a temi quali agricoltura, sostenibilità e tutela dell’ambiente.

Il contesto regionale

La Toscana si conferma leader nazionale nel settore florovivaistico, con un valore di produzione superiore a 1 miliardo di euro, oltre 2 500 aziende e quasi 7 000 ettari destinati alla coltivazione di fiori e piante. Questo patrimonio rende lo scenario toscano particolarmente idoneo a sperimentazioni di verde indoor nelle scuole.

Perché è importante intervenire ora

L’inquinamento negli ambienti chiusi, soprattutto nelle scuole, è riconosciuto a livello europeo come una criticità per la salute dei bambini e degli adulti.

  • Malattie allergiche, infiammatorie e infettive.
  • Problemi cardiocircolatori e respiratori.
  • Aumento del rischio di tumori, stress e disagio psicologico.
  • Possibili esiti fatali per intossicazione acuta.

Ridurre la concentrazione di CO₂ e migliorare la qualità dell’aria con le piante è una misura preventiva a basso costo e con impatti positivi immediati.

Cosa possono fare le scuole

  1. Identificare spazi idonei (aula, corridoio, laboratorio) dove inserire piante di dimensioni adeguate.
  2. Coinvolgere gli studenti in attività di coltivazione e cura, trasformando il progetto in esperienza didattica.
  3. Richiedere il supporto di enti locali, associazioni di agricoltori o di organizzazioni ambientali per l’acquisto e la manutenzione delle piante.
  4. Monitorare la qualità dell’aria con sensori di CO₂, se disponibili, per valutare i miglioramenti nel tempo.

Queste azioni, se coordinate a livello territoriale, possono generare un impatto significativo sulla salute e sul rendimento scolastico.

Prospettive future

Il prossimo passo previsto dagli autori dello studio è l’estensione della sperimentazione ad altre regioni, con l’obiettivo di creare un “catalogo nazionale di buone pratiche” per l’integrazione del verde negli ambienti di apprendimento. Nel frattempo, i risultati attuali forniscono una base solida per le amministrazioni che vogliono promuovere scuole più sane e più efficaci dal punto di vista didattico.

Cosa fare adesso

Se sei dirigente scolastico, docente o genitore.

  • Verifica la possibilità di destinare parte del bilancio scolastico alla dotazione di piante e al loro mantenimento.
  • Contatta le associazioni di categoria (Coldiretti, Confagricoltura) per chiedere supporto tecnico e materiale.
  • Avvia una piccola “pilot zone” in una classe per raccogliere dati preliminari su miglioramenti di concentrazione e qualità dell’aria.
  • Comunica i risultati al Consiglio di Istituto e, se positivi, proponi l’estensione del progetto a tutta la scuola.

In sintesi, la ricerca CNR‑Coldiretti fornisce evidenze concrete: più verde nelle scuole non è solo una questione estetica, ma un vero strumento di miglioramento cognitivo e di tutela della salute dei giovani. Con l’appoggio della maggioranza dei presidi, è ora il momento di tradurre questi risultati in politiche operative.

Fonte: La Nazione