Lo sport e la scuola si stringono in un’alleanza strategica per combattere il bullismo, passando dalla gestione dell’emergenza alla cultura della prevenzione. Al centro di questa svolta c’è la nuova norma UNI 11956:2024, un protocollo tecnico dedicato specificamente al contrasto di questi fenomeni, presentato oggi, giovedì 8 ottobre 2026, presso il Salone d'Onore del CONI a Roma.

L'incontro, dal titolo "Oltre il bullismo. Lo sport come luogo di tutela, responsabilità e prevenzione", ha segnato un punto di raccordo fondamentale tra le istituzioni sportive, il mondo della scuola e gli enti di normazione. L’obiettivo è chiaro: trasformare il safeguarding (la tutela dei minori e dei soggetti vulnerabili) da un mero adempimento burocratico a una pratica quotidiana condivisa tra allenatori, docenti e studenti.

La norma UNI 11956:2024: uno standard per la sicurezza

Il fulcro tecnico della giornata è stata la presentazione della norma UNI 11956:2024, consultabile sul catalogo ufficiale dell'Ente Italiano di Normazione. Questo strumento fornisce linee guida precise per le organizzazioni che intendono certificare i propri processi di prevenzione e contrasto al bullismo. Non si tratta solo di regole scritte, ma di un sistema che si integra con i modelli organizzativi e di controllo di safeguarding già obbligatori per le Federazioni sportive e le associazioni.

Secondo quanto emerso durante i lavori, il valore aggiunto di questa norma risiede nella sua capacità di creare un linguaggio comune tra diversi settori. Se una società sportiva e una scuola adottano criteri simili di monitoraggio e intervento, il ragazzo percepisce un ambiente coerente e protetto in ogni momento della sua giornata.

Scuola e Sport: il ruolo dei dirigenti e delle istituzioni

La presenza del mondo scolastico è stata rappresentata da figure di primo piano, tra cui Cristina Costarelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP) Lazio, e Virginia Kaladich, presidente nazionale FIDAE. Il coinvolgimento dei dirigenti scolastici sottolinea come il bullismo non conosca confini tra l'aula e il campo da gioco.

Le istituzioni hanno ribadito che la prevenzione non può essere delegata esclusivamente alle sanzioni. Maria Chiara Iannarelli, consigliere regionale del Lazio, e i vertici del CONI hanno evidenziato la necessità di un supporto normativo e finanziario che accompagni le associazioni in questo percorso di crescita culturale. Il safeguarding deve diventare un elemento di qualità dell'offerta formativa e sportiva, non un peso amministrativo.

Mettere i ragazzi al centro: non solo destinatari, ma interlocutori

Uno dei messaggi più forti emersi al Salone d'Onore è la necessità di cambiare prospettiva nel dialogo con le nuove generazioni. Maria Cecilia Morandini, presidente di ASC (Attività Sportive Confederate), ha sottolineato che i giovani non devono essere considerati solo come i "soggetti da proteggere", ma come veri e propri interlocutori.

"Noi adulti possiamo scrivere norme e definire procedure, ma saranno i ragazzi a dirci se abbiamo lavorato bene. Il safeguarding deve parlare con loro, non solo di loro", ha dichiarato Morandini durante il suo intervento.

L’idea è che gli strumenti adottati (come la UNI 11956:2024) debbano essere messi alla prova dall'esperienza quotidiana degli atleti e degli studenti. Solo attraverso il loro feedback sarà possibile capire se un ambiente è realmente percepito come sicuro e capace di ascolto.

Cosa cambia concretamente per le società e le scuole

  • Formazione specifica: Docenti, istruttori e dirigenti devono ricevere una formazione mirata a riconoscere i segnali premonitori del bullismo e del disagio. I dirigenti possono reperire i moduli per la formazione specifica e la documentazione necessaria direttamente attraverso i canali ufficiali sul sito ASC o sul portale del CONI.
  • Sistemi di segnalazione: Creazione di canali sicuri e riservati dove i ragazzi possono denunciare episodi di prevaricazione senza timore di ritorsioni.
  • Figure di riferimento: Consolidamento del ruolo del "Responsabile del Safeguarding", che deve agire in sinergia con il referente bullismo della scuola.
  • Cultura del rispetto: Integrazione di attività educative che promuovano l'empatia e la responsabilità collettiva all'interno del gruppo classe o della squadra.

Un impegno per il futuro

L'incontro al CONI non è stato un punto di arrivo, ma l'avvio di un percorso che vedrà ASC, UNI, FIDAE e Accredia impegnate nel portare questi temi nella quotidianità delle associazioni sportive e delle scuole su tutto il territorio nazionale. Come concluso durante la tavola rotonda, il successo di queste norme si misurerà quando un ragazzo, pur non conoscendo il nome tecnico di un protocollo, percepirà di trovarsi in un ambiente dove il rispetto è la norma e il silenzio non è più l'unica opzione di fronte a un sopruso.

Il dialogo tra sport, scuola e istituzioni continuerà nei prossimi mesi con tavoli tecnici volti a facilitare l'applicazione della UNI 11956:2024, affinché la sicurezza dei minori diventi un pilastro fondamentale del sistema educativo italiano.

Fonte: Italpress