L'anno scolastico è ripartito da poche settimane, ma nelle scuole italiane si respira già un'aria pesante. Non è la normale stanchezza del rientro: docenti e personale ATA denunciano un logorio profondo, accumulato anno dopo anno, alimentato da carichi burocratici crescenti, la gestione della didattica digitale e un aumento delle aggressioni. Di fronte a questo quadro, l'ANIEF rilancia una proposta concreta: anticipare l'età pensionabile a 60 anni per tutto il personale della scuola.

La proposta: una gestione specifica per il comparto scuola

Secondo il sindacato, è necessario prevedere forme di uscita anticipata sostenibili, ipotizzando un utilizzo mirato dei fondi INAIL destinati al settore. L'idea è separare la gestione contabile di questi fondi da quella dell'INPS, destinandoli specificamente a una categoria — quella scolastica — soggetta a crescenti fattori di stress lavoro-correlato. La richiesta non nasce solo da una rivendicazione economica, ma dal riconoscimento formale che il logorio psicofisico per gli insegnanti deve essere equiparato alle usure professionali riconosciute in altri settori.

La normativa vigente, in particolare il D.Lgs. 81/2008, impone già ai datori di lavoro scolastici l'obbligo di valutare e gestire i rischi psicosociali, riconoscendo lo stress lavoro-correlato come un fattore determinante per la salute del personale. La proposta sindacale si inserisce nel dibattito sull'adeguatezza di tali tutele rispetto alle reali condizioni di lavoro quotidiane.

L'Europa e la salute sul lavoro: il contesto EU-OSHA

A dare forza all'iniziativa è il quadro delineato dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), consultabile ai documenti ufficiali dell'agenzia, che colloca il personale docente tra le professioni più esposte a rischi psicosociali. Carichi di lavoro eccessivi, pressioni emotive, violenza verbale e fisica sono fattori che l'agenzia europea identifica come critici per la salute mentale dei lavoratori. Per ANIEF, questo contesto legittima la necessità di un trattamento previdenziale dedicato che tenga conto dell'usura specifica della professione docente.

Cosa cambia per docenti e ATA

Se la proposta venisse accolta, il pensionamento a 60 anni diventerebbe una via d'uscita strutturale per chi ha maturato i requisiti contributivi, senza dover attendere i 67 anni previsti dalla legge Fornero o le finestre flessibili (Quota 103, Opzione Donna, Ape Sociale) che spesso escludono il personale scolastico per via delle regole di accesso o delle penalizzazioni sull'assegno. La misura riguarderebbe sia i docenti di ruolo che il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Prossimi passi

La palla passa ora al tavolo politico e tecnico. Il sindacato chiede l'apertura di un confronto con il Ministero dell'Istruzione e del Merito e con il Ministero del Lavoro per definire la fattibilità normativa e contabile. Al momento non risulta depositato un disegno di legge specifico, ma la pressione sindacale punta a inserire la misura nei prossimi provvedimenti utili, a partire dalla legge di bilancio, in attesa di definire le coperture necessarie e le circolari attuative.

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