In Trentino è scoppiato un acceso caso politico e normativo che mette al centro l'autonomia scolastica e l'educazione all'affettività. Una circolare del Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di Trento, datata 28 settembre 2026, ha imposto il divieto assoluto di svolgere attività didattiche o progettuali inerenti alla sfera dell'affettività e delle relazioni nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole primarie. Il provvedimento, che recepisce la legge statale n. 104/2026 sul consenso informato, ha sollevato dure reazioni da parte delle opposizioni, che parlano di un "attacco frontale" all'impianto pedagogico locale.
Il caso: la circolare e il richiamo alla legge nazionale
Al centro della disputa c'è l'applicazione della legge statale n. 104/2026, che introduce norme stringenti sul consenso informato dei genitori per le attività sensibili a scuola. Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, la circolare del Dipartimento Istruzione trentino ha tradotto questa disposizione nazionale in un divieto categorico per i gradi inferiori di istruzione (infanzia e primaria), scatenando la reazione immediata dei consiglieri provinciali Michele Malfer (Campobase) e Francesca Parolari (PD del Trentino).
I consiglieri hanno depositato il testo dell'interrogazione a risposta scritta rivolta alla Giunta provinciale e, in particolare, all'assessora all'istruzione Francesca Gerosa. La critica principale riguarda la natura dell'atto: una circolare amministrativa starebbe di fatto disapplicando regolamenti provinciali di rango superiore, creando un corto circuito istituzionale in un territorio che gode di competenza primaria in materia scolastica.
I dettagli operativi del divieto sono consultabili nella Circolare del 28/09/2026, che definisce il perimetro delle attività sospese per l'anno scolastico in corso.
Autonomia speciale e regolamenti provinciali a rischio
Il Trentino, in virtù del suo Statuto speciale, esercita una potestà legislativa primaria sulla scuola dell'infanzia. I consiglieri Malfer e Parolari sottolineano come il divieto imposto dalla circolare contrasti apertamente con gli Orientamenti dell'attività educativa della scuola dell'infanzia, sanciti dal regolamento provinciale D.P.G.P. 15 marzo 1995, n. 5-19/Leg.
Secondo le opposizioni, l'atto firmato dal dirigente generale del Dipartimento Istruzione configurerebbe un "difetto di competenza". In sintesi, un atto amministrativo interno non potrebbe derogare a norme regolamentari adottate dall'organo esecutivo della Provincia. "Proibire ogni intervento in quest'ambito significa smentire la storia e l'autonomia della scuola trentina", denunciano i consiglieri, evidenziando il rischio di un "grave danno evolutivo" per i bambini privati di percorsi di accompagnamento relazionale.
L'impatto sulle scuole e sui progetti in corso
Oltre al profilo normativo, a preoccupare docenti e famiglie è la tempistica del provvedimento. Essendo stata emanata il 28 settembre, a anno scolastico già avviato, la circolare interviene su una programmazione didattica già definita. Molti percorsi educativi dedicati al rispetto delle differenze, all'inclusione e alla gestione delle emozioni hanno natura pluriennale e sono parte integrante dei progetti pedagogici degli istituti.
- Interruzione dei progetti: Sospensione immediata di laboratori e attività già calendarizzate con esperti esterni o personale interno.
- Caos organizzativo: Insegnanti e coordinatrici pedagogiche si trovano a dover rimodulare i Piani dell'Offerta Formativa (POF) in tempi record.
- Incertezza educativa: Il blocco improvviso di percorsi sull'affettività potrebbe lasciare scoperti temi cruciali per la crescita identitaria degli alunni.
Cosa cambia per docenti e genitori
Al momento, l'applicazione della circolare impone alle scuole dell'infanzia e primarie del Trentino di astenersi da qualunque iniziativa che rientri nella sfera dell'educazione affettiva, in attesa di eventuali chiarimenti o passi indietro da parte della Giunta Gerosa. Per i genitori, la questione si lega al tema del consenso informato, pilastro della legge 104/2026, che mira a garantire alle famiglie l'ultima parola su temi ritenuti eticamente sensibili.
Tuttavia, il dibattito resta aperto sulla capacità della scuola di fornire strumenti relazionali di base, che secondo i pedagogisti trentini citati nell'interrogazione, non dovrebbero essere confusi con contenuti ideologici ma considerati parte essenziale della crescita del bambino.
Per consultare i testi normativi e gli aggiornamenti ufficiali, è possibile fare riferimento al portale istituzionale della Provincia Autonoma di Trento nella sezione dedicata al Dipartimento Istruzione e Cultura.




