Due licei torinesi sono stati occupati da studenti che protestano contro la guerra, il razzismo e la trasformazione delle scuole in caserme. L’azione, lanciata al suono della prima campanella di lunedì 5 ottobre 2026, fa parte di una mobilitazione permanente ispirata dalle proteste studentesche in Francia.
Liceo Statale Regina Margherita: l’inizio della protesta
All’entrata del Liceo Statale Regina Margherita in via Valperga Caluso è stato esposto un striscione recante la scritta “Regina Occupato. Contro la scuola-caserma, il razzismo e la guerra”. Gli studenti, organizzati dall’Opposizione Studentesca d’Alternativa (Osa Torino), hanno occupato l’istituto per lanciare un messaggio forte contro la “scuola-caserma” e la guerra.
Secondo la nota degli studenti, la mobilitazione è stata motivata anche dalla percezione che i fondi pubblici siano destinati più alla guerra che alle esigenze educative. “Vogliamo che i soldi vengano spesi per risolvere i veri problemi, non per la guerra”, affermano.
Istituto Superiore Carlo Ignazio Giulio: problemi strutturali e protesta
Simultaneamente, l’Istituto Superiore Carlo Ignazio Giulio in via Bidone è stato occupato. Gli studenti hanno denunciato “infrastrutture pericolanti come tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti” e “scuole che si trasformano in cantieri”.
La nota degli studenti sottolinea inoltre la difficoltà di cambi di reggenti: “Al Regina Margherita siamo reduci da numerosi cambi di reggenti e nonostante le lamentele la situazione non è cambiata”.
Il nuovo regolamento, citato dagli occupanti, limita le entrate e uscite a cinque per trimestre e otto per pentamestre. “Superato questo limite si può arrivare alla nota disciplinare, se non addirittura alla sospensione” si legge nella nota.
Liceo Scientifico Gobetti: assemblee studentesche
Al Liceo Scientifico Gobetti in via Maria Vittoria, gli studenti hanno abbracciato un altro striscione: “Gobetti bloccato. Contro la scuola caserma, il razzismo e la guerra”. Oltre all’occupazione, si svolgono assemblee studentesche nelle aree aperte, dove si discutono le strategie di protesta.
Il contesto più ampio: ispirazione francese e messaggio di solidarietà
Gli occupanti ricordano le mobilitazioni studentesche in corso da settimane in Francia, sottolineando che “il problema della scuola non è quello degli stranieri, ma chi sta in alto che non riesce a parlare di giovani e di scuola”.
“Con questa occupazione chiediamo venga garantito il diritto allo studio a tutti e delle condizioni più dignitose per chi, ogni giorno, deve entrare in queste strutture”, affermano gli studenti torinesi.
Cosa fare adesso
Per i genitori e gli insegnanti, è importante mantenere un dialogo costruttivo con l’amministrazione scolastica. Se si desidera esprimere preoccupazioni riguardo le infrastrutture o le norme disciplinari, è consigliabile inviare una lettera formale all’Ufficio Scolastico Territoriale di Torino.
Per gli studenti, è possibile partecipare alle assemblee studentesche per contribuire alla definizione di un programma di azione condiviso. Gli studenti che intendono presentare richieste di modifica del regolamento devono rivolgersi al dirigente scolastico entro i termini previsti dal regolamento interno.
Per ulteriori dettagli sulla situazione e sulle dichiarazioni degli studenti, consultate l’articolo completo su TorinoToday.




