A seguito del prestigioso riconoscimento del Premio Campiello alla Carriera 2024, lo scrittore Domenico Starnone torna a porre l'attenzione su uno dei temi che più hanno segnato la sua produzione letteraria e la sua vita professionale: la scuola. Per l'autore, che per decenni ha vissuto le aule scolastiche come insegnante di scuola superiore, il sistema attuale non necessita di semplici ritocchi, ma di una trasformazione profonda che parta dal riconoscimento del valore di chi vi lavora.
Le dichiarazioni di Starnone richiamano quanto espresso in occasione della cerimonia di premiazione svoltasi a settembre presso il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia. Lo scrittore, già vincitore del Premio Strega nel 2001 con "Via Gemito", ha espresso parole nette sulla necessità di invertire la rotta nel mondo dell'istruzione, legando la qualità didattica alle condizioni di vita dei lavoratori.
"Cambiamenti radicali e investimenti": l'appello per la scuola
Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, che ha raccolto le riflessioni dell'autore a ridosso della sua premiazione al Campiello, Starnone ha sottolineato come la scuola debba essere messa al centro dell'agenda politica con investimenti concreti.
"Abbiamo bisogno di una scuola assolutamente nuova in cui si investa molto, che migliori sia la formazione sia il tenore di vita degli insegnanti", ha dichiarato lo scrittore. Un passaggio, quello sul tenore di vita dei docenti, che tocca un nervo scoperto del dibattito sindacale e normativo italiano, legato alla necessità di adeguare le retribuzioni del personale scolastico agli standard europei per restituire dignità e attrattività alla professione.
Per Starnone non si tratta di piccoli correttivi ma di una visione d'insieme: "Abbiamo bisogno di cambiamenti radicali". La sua prospettiva nasce da una conoscenza diretta del campo, avendo raccontato la scuola in libri che sono diventati pilastri della narrativa contemporanea e che hanno ispirato pellicole iconiche come "La scuola" e "Auguri professore".
Dalla narrativa al cinema: raccontare la scuola
Lo scrittore ha colto l'occasione per riflettere sulla differenza tra la scrittura letteraria e quella cinematografica, definendo quest'ultima come un "lavoro sociale" e un "trampolino per il regista", mentre il libro rimane "una totale esposizione di sé". La sua capacità di narrare le dinamiche interne alle classi e i conflitti generazionali lo ha reso una delle voci più autorevole nel descrivere il microcosmo scolastico come specchio della società.
Sul fronte strettamente letterario, Starnone ha pubblicato la raccolta di racconti intitolata "Belle lettere". Il volume comprende tredici storie legate da un filo conduttore: il rimando costante a un libro o a un romanzo, a testimonianza di come la letteratura resti l'unico strumento capace di ricomporre il disordine della realtà.
Il caso Ferrante e lo stato della lingua italiana
Non è mancata una battuta sulla questione che da anni lo vede protagonista delle cronache letterarie mondiali: la presunta identità dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante. Starnone ha liquidato come una "sciocchezza" l'ipotesi che dietro la celebre autrice si nascondano lui o sua moglie, la traduttrice Anita Raja.
Infine, un'osservazione sullo stato di salute della lingua italiana, definita dall'autore in "buono stato" proprio perché in movimento. Tuttavia, Starnone ha messo in guardia dall'eccessiva dominanza dell'inglese nei linguaggi del potere e della quotidianità, notando con un pizzico di ironia come oggi l'Italia sia diventata il Paese "dove l'ok ha sostituito il sì che sta sparendo".
Il Premio Campiello alla Carriera 2024, assegnato con una votazione unanime dalla Giuria dei Letterati presieduta da Roberto Cicutto, consacra dunque un autore che non ha mai smesso di guardare alla scuola non come a un luogo del passato, ma come al cantiere fondamentale per il futuro del Paese.
Foto di copertina: memedesimo — CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons




