Un angolo di natura pensato per essere vissuto con tutti i sensi. Presso la scuola primaria «Julia» di Trieste è presente un giardino sensoriale inclusivo, uno spazio didattico all'aperto inaugurato nel 2023 e progettato specificamente per rispondere alle esigenze di alunni con disabilità e disturbi dello spettro autistico. L'iniziativa trasforma il cortile in un'aula a cielo aperto dove la stimolazione tattile, olfattiva, visiva e uditiva diventa strumento di apprendimento e benessere. Ulteriori informazioni sulla fruibilità e le attività aggiornate sono consultabili sul sito ufficiale dell'Istituto Comprensivo "Julia".
Il giardino rappresenta un ambiente strutturato: percorsi con materiali diversi da scoprire a piedi nudi o con le mani, essenze aromatiche che segnano le stagioni, piante che frusciano al vento o attirano insetti impollinatori, angoli per l'osservazione ravvicinata. Ogni elemento è stato scelto per offrire stimoli calibrati, capaci di favorire la regolazione emotiva, la curiosità e la concentrazione, soprattutto per quei bambini che trovano negli spazi chiusi o nei ritmi standard maggiori difficoltà.
Uno spazio didattico, non solo ricreativo
La vocazione didattica dello spazio permette di ospitare lezioni vere e proprie: lettura all'aperto, laboratori di scienze basati sull'osservazione diretta, attività di giardinaggio che insegnano la cura e i tempi della natura, percorsi motori sull'erba e sulla corteccia. Per un alunno con disturbo dello spettro autistico, ad esempio, la possibilità di seguire un percorso tattile guidato può diventare un modo per organizzare lo spazio e il tempo, riducendo l'ansia. Per un bambino con disabilità motoria, l'accessibilità dei vialetti e la posizione rialzata di alcune aiuole permettono di «lavorare» la terra senza barriere.
In questo senso, l'intervento alla «Julia» si inserisce in una tendenza che vede le scuole italiane riscoprire l'outdoor education non come extra, ma come leva per l'inclusione. Quando l'ambiente fisico è progettato tenendo conto della neurodiversità e delle diverse abilità, smette di essere un ostacolo e diventa un mediatore didattico. In linea con le direttive sull'inclusione scolastica, questo approccio si affianca al lavoro svolto dagli insegnanti di sostegno, il cui ruolo rimane centrale per la personalizzazione dei percorsi formativi, anche attraverso l'uso di ausili e spazi dedicati che facilitano l'apprendimento attivo.
La rete che ha reso possibile il progetto
Dietro la realizzazione c'è il lavoro di squadra tipico delle buone pratiche scolastiche: la dirigente e il collegio docenti che hanno individuato il bisogno, i collaboratori scolastici che curano la manutenzione, le famiglie che hanno sostenuto l'idea e il contributo di enti locali e realtà del territorio che hanno finanziato piante, materiali e manodopera specializzata. Il risultato è frutto di una volontà condivisa: rendere la scuola un posto dove ogni bambino possa trovare il proprio modo di stare al mondo.
Per i docenti della «Julia» il giardino rappresenta una risorsa costante nel cassetto degli strumenti didattici. Non sostituisce l'aula, la integra. Offre un'alterità preziosa: il tempo dilatato della natura contro la scansione rigida dell'ora di lezione, l'imprevisto di una farfalla che atterra sul braccio contro la prevedibilità dello schermo, la fatica fisica di zappare contro la sedentarietà. Sono elementi che, per tutti gli alunni e in particolare per quelli con bisogni educativi speciali, possono fare la differenza tra subire la scuola e abitarla.
«Uno spazio che parla ai sensi per parlare a ciascuno»: potrebbe essere questo il motto non scritto del giardino. Una scommessa sull'idea che l'inclusione si costruisce anche — e forse soprattutto — modificando l'ambiente fisico in cui si impara.
Le stagioni continuano a scrivere la storia dello spazio: le foglie che cadono da raccogliere e classificare, il profumo della menta e del rosmarino per i laboratori di cucina, il ghiaccio che si forma nelle vaschette d'inverno. Lezioni che non stanno in nessun libro di testo, ma che per molti bambini della «Julia» diventano il modo più naturale per imparare a stare insieme.




