Nessun attrito istituzionale tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e il Quirinale sul tema dell'inclusione scolastica e dei limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi. A chiarirlo direttamente da New York è stato il ministro Giuseppe Valditara, rispondendo a un quesito dell'agenzia ANSA a margine della sua presenza al Consolato Italiano per la presentazione della Global Initiative per l'Africa all'ONU.
Il ministro ha smentito con fermezza l'ipotesi di tensioni tra il Governo e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ribadendo che l'azione del Ministero si muove in piena sintonia con i principi espressi dal Capo dello Stato in tema di coesione sociale e integrazione degli alunni.
Nessuna tensione istituzionale con la Presidenza della Repubblica
«Assolutamente no, non c'è nessuno scontro col Quirinale», ha dichiarato Valditara. Il ministro ha evidenziato come l'orientamento delle misure per la gestione delle classi risponda alla medesima finalità sottolineata di recente dallo stesso Presidente della Repubblica durante la sua visita ad Amatrice: favorire un reale percorso integrativo ed evitare fenomeni di isolamento didattico.
Le precisazioni arrivano al termine di giorni caratterizzati dal dibattito politico sulle regole di composizione delle classi e sul superamento delle criticità legate all'inserimento di alunni privi delle competenze linguistiche di base.
Istruzione e lingua italiana: il criterio di integrazione
Nel corso del suo intervento, il titolare del Viale Trastevere ha ribadito le motivazioni pedagogiche e organizzative alla base del tetto per gli studenti stranieri nelle classi.
«La nostra iniziativa va nella direzione dell'integrazione. Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati. La scuola ghetto è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e noi non vogliamo le scuole dell'Alabama degli anni '50, dove da una parte c'erano i bianchi e dall'altra parte i neri.»
Per chiarire ulteriormente la natura del provvedimento, il ministro ha specificato che i criteri di organizzazione delle classi si applicano indistintamente sulla base delle competenze linguistiche possedute dall'alunno.
- Iscritti provenienti da Paesi UE: anche un cittadino comunitario (come ad esempio uno studente polacco) rientra nella necessità di un supporto specifico se non conosce la lingua italiana.
- Assenza di criteri etnici o nazionali: l'attribuzione delle risorse e la formazione delle classi non rispondono a criteri razziali o di provenienza geografica, ma esclusivamente al livello di padronanza della lingua di insegnamento.
- Prevenzione dell'emarginazione: l'obiettivo dichiarato è impedire che concentrazioni elevate di studenti non italofoni rallentino sia l'apprendimento personale sia l'attività didattica complessiva del gruppo classe.
Cosa cambia per la gestione delle classi e i docenti
Per il personale docente e per i dirigenti scolastici la priorità indicata dal Ministero resta quella di garantire percorsi di alfabetizzazione e potenziamento della lingua italiana fin dall'ingresso nel sistema scolastico.
I criteri organizzativi per la composizione delle sezioni puntano a distribuire in modo equilibrato gli alunni con carenze linguistiche, consentendo alle scuole di attivare interventi didattici mirati e di evitare situazioni di svantaggio formativo accumulato. Nelle prossime settimane sono attesi ulteriori chiarimenti operativi rivolti agli Uffici Scolastici Regionali per la gestione della didattica inclusiva e dell'accoglienza.
Foto di copertina: Ministero dell’Istruzione — CC BY 3.0 it, via Wikimedia Commons