Quando le campanelle di settembre suonano in un piccolo Comune di montagna o di pianura e i banchi della classe prima restano vuoti, non si chiude soltanto una porta dell'edificio scolastico: viene meno il cuore battente dell'intera comunità. È la fotografia di una crisi demografica che non risparmia più nessuno e che ha spinto la Provincia di Bergamo a rivolgersi direttamente al Ministero dell'Istruzione e del Merito per chiedere interventi urgenti e mirati.

I vertici di Via Tasso, con il presidente Gianfranco Gafforelli e il consigliere delegato alla Pianificazione scolastica Umberto Valois, hanno inviato una lettera formale al ministro Giuseppe Valditara. L'obiettivo dell'iniziativa, raccontata da L'Eco di Bergamo, è chiaro: ottenere strumenti di deroga sui parametri numerici minimi necessari per la formazione delle classi prime nelle zone maggiormente penalizzate dal calo delle nascite.

La tenaglia della denatalità sui territori

I dati forniti dall'amministrazione provinciale raccontano una trasformazione profonda e accelerata. Nel volgere di un solo anno scolastico, la popolazione studentesca complessiva delle scuole statali della Bergamasca è passata da 129.911 iscritti a 124.324, registrando un calo del 4,3%. Il dato si fa ancora più allarmante se si focalizza l'attenzione sugli istituti comprensivi, ossia le scuole dell'infanzia.

  • Iscritti totali negli comprensivi (2023/2024): 83.178 alunni
  • Iscritti totali nell'anno in corso: 76.834 alunni
  • Saldo negativo: -6.344 studenti (-7,6%)

Un'emorragia costante che rischia di trasformare ogni anno la formazione dell'organico e delle classi in una perenne gestione dell'emergenza. Se nei piccoli Comuni montani il limite minimo di legge per aprire una prima elementare scende già a 10 alunni rispetto ai 15 ordinari, ci sono territori in cui anche questo tetto ridotto diventa inarrivabile.

Dai banchi vuoti all'esempio di Pumenengo

Le conseguenze pratiche sono già visibili sul campo. Negli ultimi mesi si sono contate oltre trenta sedi di scuola primaria rimaste prive di una classe prima, con un incremento delle pluriclassi presenti sul territorio provinciale. In alcune località — come Peia, Gromo o la frazione Vidalengo di Caravaggio — la prima primaria quest'anno non è potuta partire.

La lettera al ministro citata dai promotori richiama tuttavia una storia a lieto fine: l'esperienza di Pumenengo. In questa realtà della pianura, la classe prima della scuola secondaria di primo grado era inizialmente destinata a non nascere a causa del mancato raggiungimento dei numeri prescritti dalla normativa. Attraverso un dialogo costruttivo tra le istituzioni locali, l'Ufficio scolastico territoriale guidato da Vincenzo Cubelli e l'assessorato regionale, la classe è stata autorizzata in deroga.

«Non chiediamo di rinunciare ad una corretta programmazione della rete scolastica, né di mantenere indistintamente ogni situazione esistente, ma di poter valutare puntualmente i singoli casi per garantire pari opportunità ai ragazzi e salvaguardare il presidio sociale nei territori».

Garantire la scuola per fermare lo spopolamento

La richiesta inviata al Ministero punta a far diventare strutturale la possibilità di derogare ai parametri standard, senza limitare questa facoltà ai soli contesti alpini o di alta montagna. Gli effetti del calo demografico stanno infatti colpendo con forza anche le frazioni e i centri minori della pianura.

Senza una scuola funzionante, avvertono gli amministratori locali, le famiglie giovani tendono ad abbandonare i piccoli centri o a non sceglierli per la propria vita residenziale, innescando un circolo vizioso che accelera il degrado socio-economico dell'area. La Provincia di Bergamo ha manifestato al ministro Valditara la propria disponibilità a un incontro istituzionale per definire criteri di elasticità in grado di tutelare il diritto all'istruzione capillare e diffusa.

Foto di copertina: Ministero dell’Istruzione — CC BY 3.0 it, via Wikimedia Commons