L'ipotesi di fissare un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri all'interno delle singole classi torna al centro del dibattito pubblico, ma trova la netta contrarietà dei dirigenti scolastici sugli aspetti operativi. Secondo Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP), l'intento di favorire l'integrazione e l'apprendimento è condivisibile sul piano pedagogico, ma la misura risulta sostanzialmente inapplicabile nella gestione quotidiana degli istituti.

A frenare l'entusiasmo sono le dinamiche demografiche e urbanistiche del Paese: nei quartieri a forte concentrazione migratoria, l'imposizione di un limite rigido costringerebbe le scuole a respingere le domande d'iscrizione delle famiglie residenti nel bacino d'utenza naturale dell'istituto.

Il nodo dei bacini d'utenza e la concentrazione nei quartieri

Il vincolo principale segnalato dall'ANP riguarda l'obbligo di accoglienza che le scuole hanno nei confronti dei bambini residenti nel proprio territorio, in particolare per la scuola dell'infanzia e per la primaria. Nelle aree urbane a forte presenza di popolazione immigrata, la percentuale di iscritti di origine straniera supera spesso la soglia ipotizzata dal legislatore.

Come ricordato da Giannelli, l'applicazione rigida di una soglia numerica creerebbe un paradosso organizzativo: per rispettare il tetto, i dirigenti dovrebbero rifiutare l'iscrizione ai residenti di quartiere, inviandoli in plessi distanti dalle loro abitazioni. Un problema che riflette l'assetto urbanistico delle città e non può essere risolto agendo esclusivamente sull'ordinamento scolastico. Tra i casi emblematici figurano realtà territoriali come Prato, dove in specifiche zone la maggioranza della popolazione scolastica è di origine cinese.

Il precedente della circolare Gelmini e il valore delle norme

La questione non rappresenta una novità per il sistema d'istruzione italiano. Già nel 2010 una circolare dell'allora ministero dell'Istruzione aveva stabilito un limite del 30% di presenze per classe di studenti con una ridotta conoscenza della lingua italiana. Quella disposizione rimase tuttavia in gran parte inapplicata per le medesime criticità logistiche che emergono oggi.

Dal punto di vista giuridico, le circolari ministeriali hanno la natura di indicazioni di indirizzo e non posseggono l'efficacia vincolante di una legge. L'eventuale introduzione di un vincolo normativo formale imporrebbe l'individuazione di soluzioni tecniche al momento assenti, rendendo indispensabile un coordinamento tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e gli enti locali responsabili dei servizi sul territorio.

Corsi di lingua per i genitori e divieto di simboli in classe

Il dibattito tocca anche altre proposte relative all'integrazione, a partire dall'ipotesi di istituire corsi obbligatori di lingua italiana per i genitori degli alunni stranieri. Su questo punto, l'ANP precisa che l'istruzione degli adulti rientra storicamente nelle competenze dei Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA) e non della scuola dell'obbligo. Qualora le scuole venissero coinvolte direttamente, sarebbero necessari finanziamenti dedicati e tempistiche adeguate d'attuazione.

Posizione differente, invece, sul tema del divieto di indossare simboli o indumenti religiosi coprenti in classe, come il velo islamico. Su questa fattispecie, il presidente dell'ANP ha espresso un'apertura, sottolineando l'opportunità di garantire la riconoscibilità visiva di chiunque si trovi all'interno delle aule scolastiche, sulla falsa riga di quanto già avviene nell'ordinamento scolastico francese.

Cosa cambia per le scuole e le famiglie

In attesa di capire se la proposta si tradurrà in un provvedimento legislativo concreto.

  • Iscrizioni e precedenze: le procedure di iscrizione continuano a seguire i criteri stabiliti dai singoli Consigli di Istituto e la territorialità delle residenze.
  • Apprendimento linguistico: le scuole proseguono l'organizzazione delle attività di potenziamento della lingua italiana utilizzando le risorse dell'organico dell'autonomia e i progetti di integrazione già attivi.
  • Istruzione degli adulti: i corsi di alfabetizzazione per i genitori restano incardinati presso i CPIA e la rete dei servizi territoriali.