Un passaggio sulla carta, tracciato all'interno di un piano di riorganizzazione siglato a fine agosto in Comune. Ma dietro le sigle burocratiche ci sono bambini di tre, quattro e cinque anni, docenti che lavorano insieme da anni e una comunità di quartiere che rischia di vedersi frammentata. A Como la voce delle famiglie si fa sentire con forza e determinazione contro l'ipotesi di ridisegnare la mappa scolastica cittadina, che prevede lo spostamento della scuola dell'infanzia "Gianni Rodari" di via Zezio dall'Istituto Comprensivo Como Centro all'Istituto Comprensivo Como Lago.
A farsi portavoce di una preoccupazione che attraversa l'intera comunità educativa è Francesca Cecconi, mamma di uno studente che frequenta il plesso di via Zezio. La sua lettera aperta, sostenuta dai comitati dei genitori, accende i riflettori su una scelta amministrativa che rischia di penalizzare la qualità didattica e il benessere psicopedagogico dei più piccoli.
L'appello delle famiglie e la difesa della continuità didattica
La mobilitazione nata a Como non vuole essere una disputa tra istituzioni scolastiche o un rivendicazionismo locale, ma la difesa di un patrimonio educativo costruito nel tempo. Come evidenziato dai genitori e dai comitati cittadini, il ridimensionamento ipotizzato solleva forti perplessità sotto il profilo formativo e organizzativo.
«Il dibattito sul piano di dimensionamento scolastico che coinvolge la scuola di via Zezio non è una questione di campanile né una contrapposizione tra Istituti: è una preoccupazione profonda e ampiamente condivisa da famiglie e comitati genitori di tutta la città»
Genitori e docenti concordano nel sottolineare come questo spostamento non porti alcun reale beneficio organizzativo, creando al contrario marcate criticità. La preoccupazione principale riguarda l'interruzione dei percorsi educativi e dei progetti didattici faticosamente consolidati. Le scuole del territorio hanno infatti sviluppato negli anni modelli pedagogici basati sull'inclusione, sull'integrazione e sulla continuità formativa tra i diversi gradi d'istruzione. Riorganizzare o spostare un plesso sulla base di mere esigenze numeriche rischia di azzerare la stabilità didattica costruita con dedizione nel corso degli anni.
Pedagogia e territorio prima delle esigenze burocratiche
Accanto all'aspetto puramente didattico, la protesta delle famiglie comasche tocca la dimensione quotidiana e geografica dei quartieri. I trasferimenti e gli accorpamenti ipotizzati nel piano di riorganizzazione non rispecchiano le abitudini consolidate delle famiglie e la reale conformazione del territorio. Invece di favorire la vicinanza e la fruibilità dei servizi scolastici, si rischia di creare percorsi complessi e innaturali che non trovano riscontro nella vita quotidiana della città.
La riflessione aperta dai genitori di Como riporta al centro del dibattito il ruolo sociale della scuola pubblica. Un plesso scolastico non è una semplice somma di aule o un conteggio di iscritti, ma un punto di riferimento relazionale. Quando una scuola funziona bene, crea stabilità e fa da collante per l'intero quartiere. Frammentare contesti educativi affiatati significa spezzare la continuità delle relazioni tra alunni, insegnanti e famiglie, indebolendo il senso stesso di appartenenza alla scuola di prossimità.
L'auspicio rivolto alle istituzioni cittadine, come riportato anche dalle cronache locali de La Provincia di Como, è che le decisioni amministrative possano essere riesaminate mettendo al primo posto il valore della pedagogia, l'ascolto delle comunità scolastiche e la tutela dei percorsi formativi già avviati con successo.