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Scuola

Dress code a scuola: a Treviso stop a capi succinti

20 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

All'Istituto Besta di Treviso cambiano le regole sull'abbigliamento consentito tra i banchi: niente più capi eccessivamente corti o pantaloni a vita troppo bassa durante le lezioni. Con l'ultimo aggiornamento del regolamento interno approvato dal collegio dei docenti, la scuola ha deciso di superare la tradizionale raccomandazione generica di indossare un «abbigliamento consono», inserendo un elenco puntuale di cosa è permesso indossare in classe e cosa invece deve rimanere fuori dalle aule.

Dalla formula generica all'elenco dettagliato

La novità principale introdotta dall'istituto veneto risiede nel superamento delle indicazioni astratte. Fino all'anno scorso, il patto educativo e il regolamento si limitavano a fare appello al senso di responsabilità individuale, chiedendo una tenuta decorosa. Nei fatti, però, quella formulazione lasciava spazio a interpretazioni contrastanti tra corpo docente e allievi, creando continue discussioni all'ingresso e durante l'orario di lezione.

A chiarire le ragioni del cambio di passo è stata la dirigente scolastica dell'istituto, Renata Moretti, che ha spiegato alla stampa locale le motivazioni alla base della delibera collegiale. L'obiettivo dichiarato non è limitare la personalità degli studenti, ma fissare confini certi legati alla specificità dell'ambiente formativo: la scuola, ha ribadito la preside, non è una spiaggia né una pista da ballo, e richiede un registro consono all'attività di studio e al lavoro quotidiano.

Secondo la presidenza, osservando l'abbigliamento sfoggiato da una parte della popolazione studentesca, sono emerse scelte ritenute inadeguate al contesto istituzionale, talvolta vissute come provocatorie o poco rispettose della comunità scolastica. Da qui la scelta di formalizzare nero su bianco gli standard ammessi, individuando con precisione i capi non idonei, tra cui figurano hot pants particolarmente succinti e pantaloni portati a vita eccessivamente ribassata.

Libertà di espressione e rispetto del contesto

Il tema del dress code scolastico riapre ciclicamente il confronto tra autonomia delle istituzioni educative e diritto dei ragazzi a esprimere la propria identità. Nel testo approvato al Besta, la dirigenza ha voluto precisare che non vi è alcun intento censorio nei confronti dei trend giovanili contemporanei, purché non travalichino la decenza minima richiesta da un servizio pubblico.

«Ben venga l’originalità di esprimersi anche attraverso l’abbigliamento, ma senza sacrificare la buona educazione e il senso della misura», ha evidenziato la dirigente Renata Moretti.

La questione investe direttamente la funzione formativa dell'istituzione scolastica: abituare i giovani a riconoscere la distinzione tra contesti informali, tipici del tempo libero e della socialità tra pari, e ambiti formali, come la scuola e i futuri luoghi di lavoro, in cui vigono requisiti condivisi di decoro e rispetto reciproco.

Il quadro delle regole nelle scuole italiane

Nell'ordinamento italiano non esiste una norma statale univoca che imponga una divisa o un codice d'abbigliamento rigido per tutte le scuole secondarie. La materia rientra pienamente nell'autonomia scolastica, disciplinata dai regolamenti d'istituto deliberati dagli organi collegiali, nel rispetto dei principi generali sanciti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 249/1998).

Ogni comunità scolastica può quindi determinare.

Cosa cambia ora per studenti e famiglie

Con l'adozione formale delle nuove indicazioni, per gli iscritti all'Istituto Besta la verifica del rispetto del decoro non sarà più affidata alla sola discrezionalità del singolo docente dell'ora, ma farà riferimento a parametri prestabiliti e noti a tutta la comunità educante. In caso di abbigliamento non conforme, le linee guida interne prevedono il richiamo e l'invito a provvedere a un abbigliamento idoneo, con l'eventuale coinvolgimento dei genitori nei casi reiterati.

La scelta dell'istituto trevigiano si inserisce in una tendenza più ampia che vede diversi istituti tecnici e licei italiani abbandonare le clausole generiche a favore di istruzioni chiare, nel tentativo di prevenire contestazioni e garantire un clima di lavoro sereno fin dal primo giorno di scuola.

Tags: scuola studenti cronaca
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