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Sostegno, la storia del prof Marco tra paternità e ruolo

19 settembre 2026 di Francesco Perrone

La specializzazione sul sostegno non è una scorciatoia per ottenere il ruolo, ma una risorsa didattica fondamentale per imparare a insegnare davvero a tutti. Ne è convinto Marco, 51 anni, docente di scienze motorie alle scuole medie in Sardegna, che in un'intervista rilasciata a Fanpage il 17 settembre scorso ha raccontato come la sua vita familiare e quella professionale si siano intrecciate, trasformandolo in un insegnante più completo.

Padre di una ragazza con disabilità, Marco ha vissuto per anni la complessa realtà del precariato scolastico prima di riuscire a stabilizzarsi sulla propria materia di insegnamento curricolare. Una transizione resa possibile anche grazie al percorso del Tirocinio Formativo Attivo (TFA) per il sostegno, affrontato non come un semplice espediente burocratico, ma come una profonda opportunità di crescita personale e professionale.

Dalla paternità alla scelta del TFA sostegno

La scelta di intraprendere il percorso di specializzazione per le attività di sostegno è nata in un momento di stallo professionale, ma affonda le sue radici nella quotidianità familiare di Marco. "Sono padre di una ragazza con disabilità, quindi mi sono sempre documentato", spiega il docente.

Quando la classe di concorso di scienze motorie si è saturata in Sardegna, lasciando pochissimi spazi per l'immissione in ruolo, Marco si è trovato nella necessità di trovare nuove strade. Invece di subire la situazione, ha deciso di investire sulla formazione, iscrivendosi al TFA sostegno. Per lui, quel percorso non è stato un ripiego, ma un modo per acquisire strumenti educativi concreti, guidato anche dalla sensibilità maturata come genitore.

Un percorso formativo impegnativo, non una "scorciatoia"

Nel dibattito scolastico capita spesso che l'accesso ai corsi di specializzazione sul sostegno venga etichettato da alcuni precari come una via più rapida per aggirare le lunghe code delle graduatorie ordinarie e ottenere la stabilità del tempo indeterminato. Marco respinge con forza questa visione riduttiva.

"Il tirocinio TFA non è una scorciatoia", sottolinea con decisione. "Anzi, se tutti facessero questo percorso sarebbe una scuola molto migliore, perché formerebbe docenti completi, pronti a capire le esigenze di tutti gli alunni, anche di quelli con disabilità". Per Marco non è affatto semplice affrontare questo tipo di cammino professionale: "Immagina quanto può essere difficile insegnare ad alunni che hanno disabilità cognitive severe, alunni non verbali, o con spettro autistico e profili limite che fanno molta fatica a seguire un programma curricolare".

La complessità della didattica speciale richiede competenze psicopedagogiche, metodologiche e umane che non si improvvisano. Per questo motivo, secondo il docente sardo, considerare il sostegno come un mero canale di reclutamento significa sminuire l'enorme valore formativo che questo percorso offre a chi decide di affrontarlo seriamente.

L'approdo al ruolo e il ritorno sulla materia curricolare

La storia lavorativa di Marco si è sbloccata proprio grazie alla specializzazione. In Sardegna, a causa della carenza di docenti di sostegno specializzati, l'Ufficio scolastico territoriale ha dovuto attingere dalle graduatorie di altre classi di concorso. Essendo idoneo non vincitore nella sua materia, Marco è stato chiamato a svolgere il servizio sul sostegno.

Dopo aver superato i concorsi, il docente è infine riuscito a transitare di ruolo sulla propria materia d'insegnamento, le scienze motorie. Ma l'esperienza accumulata sul sostegno non è rimasta chiusa in un cassetto: è diventata parte integrante del suo modo quotidiano di fare lezione in palestra.

"Saper adattare il programma significa saper insegnare a tutti"

Oggi che insegna scienze motorie alle medie, Marco applica costantemente le competenze apprese durante il TFA. La capacità di analizzare i bisogni dei singoli alunni e di strutturare attività fisiche inclusive è diventata il suo vero punto di forza.

"Se il docente è in grado di analizzare e adattare il proprio programma alle esigenze di un ragazzo con disabilità è molto più bravo, perché vuol dire che sa davvero insegnare a tutti", riflette Marco.

La sua testimonianza lancia un messaggio chiaro a tutto il mondo della scuola: la formazione sulle metodologie di sostegno e sull'inclusione non dovrebbe essere un patrimonio esclusivo degli insegnanti specialisti. Al contrario, se ogni docente curricolare possedesse questo tipo di preparazione, l'intera istituzione scolastica farebbe un salto di qualità, diventando un luogo realmente accogliente e accessibile per ogni studente, nessuno escluso.

Tags: cronaca sostegno docenti
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