A San Basile, piccolo borgo in provincia di Cosenza, la campanella scolastica è tornata a suonare mercoledì 16 settembre 2026, scongiurando una chiusura che sembrava ormai inevitabile. A salvare le aule dal silenzio del calo demografico è stata l'integrazione dei bambini delle famiglie accolte nel progetto di ospitalità attivo sul territorio comunale.
La storia di questo comune calabrese rappresenta un modello di resistenza civile e sociale. In molte aree interne d'Italia, l'avvio del nuovo anno scolastico coincide purtroppo con il taglio di classi o con la chiusura definitiva di interi plessi. A San Basile, invece, la cooperazione tra amministrazione comunale, scuola e progetti di accoglienza ha permesso di mantenere vivo un presidio fondamentale per tutta la cittadinanza.
Un presidio di comunità salvato dallo spopolamento
La scuola di San Basile ha rischiato concretamente di non riaprire i battenti per l'anno scolastico 2026/2027 a causa del numero insufficiente di iscritti. Negli ultimi anni, il costante decremento delle nascite e l'emigrazione verso i centri più grandi hanno progressivamente svuotato le aule. Perdere la scuola, tuttavia, non avrebbe significato soltanto perdere un servizio logistico per le famiglie, ma privare l'intero paese del suo principale spazio di socialità, crescita e coesione sociale.
La svolta è arrivata grazie alle famiglie inserite nel progetto di accoglienza del Comune. I loro figli, arrivati da contesti geografici e storie personali differenti, sono stati iscritti regolarmente a scuola, consentendo il raggiungimento dei parametri numerici minimi previsti dalla normativa per il mantenimento del plesso.
Oltre i numeri: il vero significato dell'inclusione
La tentazione di ridurre questa vicenda a una fredda operazione di calcolo matematico è forte, ma è proprio ciò che l'amministrazione locale rifiuta con fermezza. Caterina Pugliese, responsabile del progetto di accoglienza e consigliera comunale con delega alla Scuola.
«Non voglio che questa storia venga raccontata dicendo semplicemente che alcuni bambini hanno permesso di raggiungere il numero necessario per mantenere aperta la scuola, perché significherebbe ridurre una storia umana a una questione di numeri».
Nelle parole della consigliera emerge la visione di una scuola che non si limita a "ospitare", ma che integra ed evolve insieme ai suoi alunni: «Quei bambini oggi sono bambini della nostra scuola. Sono compagni di banco, amici, parte della quotidianità del paese. E penso che proprio questo sia il significato più profondo dell'accoglienza: non limitarsi ad ospitare qualcuno, ma creare le condizioni perché possa sentirsi parte della comunità».
Il futuro delle piccole scuole in Italia
Quello di San Basile è un microcosmo che riflette una problematica di livello nazionale. Il fenomeno della denatalità sta ridisegnando la geografia scolastica italiana, colpendo con particolare durezza i piccoli borghi montani e le aree interne. Secondo i dati e le analisi fornite dall'istituto di ricerca INDIRE, che da anni coordina la rete nazionale delle "Piccole Scuole", la sopravvivenza di questi istituti è legata a doppio filo alla capacità dei territori di sperimentare soluzioni didattiche e organizzative flessibili.
La normativa nazionale (regolata principalmente dal DPR 81/2009) impone limiti rigorosi per la costituzione delle classi, pur prevedendo alcune deroghe per le scuole situate nei comuni montani o nelle piccole isole. Tuttavia, quando i numeri scendono sotto la soglia critica, le sole deroghe burocratiche non bastano più: serve una comunità attiva che sappia attrarre e accogliere nuove famiglie, proprio come accaduto nel Cosentino.
Cosa insegna l'esperienza di San Basile
La vicenda dimostra che per salvare la scuola pubblica nei piccoli comuni non è sufficiente l'approccio puramente amministrativo delle istituzioni centrali. È necessaria una sinergia territoriale capace di unire le politiche di welfare e di accoglienza con quelle dell'istruzione. Quando un piccolo paese perde la sua scuola, perde una parte del proprio futuro. Sperimentare nuove forme di inclusione e coesione sociale diventa quindi l'unica strada percorribile per contrastare lo spopolamento e garantire il diritto allo studio costituzionalmente protetto.
Per quest'anno, a San Basile, la campanella ha suonato regolarmente. Dietro quei banchi non ci sono "numeri di matricola" utili a salvare un'autonomia scolastica, ma bambini che crescono insieme, costruendo giorno dopo giorno il futuro del loro borgo.




