Oltre il 31% degli edifici scolastici italiani necessita ancora di interventi di manutenzione urgenti, con una situazione che diventa critica nel Mezzogiorno, dove la quota di plessi in affanno supera il 45% al Sud e il 54% nelle Isole. È questa la fotografia scattata dal 26° report Ecosistema Scuola di Legambiente, presentato oggi, che analizza lo stato di salute di 7.188 edifici comunali frequentati da circa 1,27 milioni di studenti.
Nonostante l'importante afflusso di risorse garantito dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il sistema scolastico nazionale viaggia ancora a due velocità. Se da un lato migliorano i dati sulle certificazioni di sicurezza e sull'efficientamento energetico, dall'altro restano profondi i divari territoriali nella capacità di spesa e nell'attuazione dei progetti per le nuove costruzioni.
Sicurezza e vulnerabilità sismica: i dati nazionali
Il report evidenzia un timido miglioramento sul fronte della documentazione tecnica. Gli edifici dotati di certificato di agibilità sono saliti al 53,5%, rispetto al 47,2% delle precedenti rilevazioni. Anche l'efficientamento energetico segna un passo avanti, interessando ormai il 19,4% delle scuole monitorate.
Tuttavia, il dato più allarmante riguarda la sicurezza strutturale: il 57,2% delle scuole non è ancora stato sottoposto alla verifica di vulnerabilità sismica. Si tratta di un adempimento fondamentale, specialmente nelle zone a rischio, la cui assenza impedisce una programmazione efficace degli interventi di consolidamento. La necessità di lavori urgenti resta una costante per quasi una scuola su tre, segnale che la manutenzione ordinaria e straordinaria non riesce ancora a coprire il fabbisogno reale accumulato negli anni.
L'impatto del PNRR: bene le riqualificazioni, lenti i nuovi asili
L'analisi di Legambiente dedica ampio spazio all'avanzamento dei progetti finanziati con i fondi europei. Il report giunge in un momento di svolta per il settore: lo scorso giugno 2026 si è infatti chiusa ufficialmente la fase di rendicontazione degli interventi PNRR, un passaggio cruciale che ha messo a dura prova le amministrazioni locali nella gestione dei cronoprogrammi. Dal 2021, il Piano ha destinato complessivamente 11,65 miliardi di euro per oltre 9.500 interventi nell'edilizia scolastica. I risultati, però.
- Messa in sicurezza e riqualificazione: sono i progetti più avanti, con il 42,9% degli interventi già conclusi.
- Infrastrutture sportive: il 36,3% delle palestre e dei campi scolastici è stato ultimato.
- Nuove scuole: su 206 progetti finanziati con 1,15 miliardi di euro, solo 4 risultano conclusi, mentre il 58,7% è ancora in fase di esecuzione.
- Asili nido: quasi un progetto su due (45,5%) è in fase realizzativa, segnando un ritardo rispetto alle tempistiche inizialmente previste per il potenziamento dei servizi 0-6.
Sebbene l'obiettivo di destinare il 40% delle risorse al Mezzogiorno sia stato formalmente rispettato (al Sud è andato il 44,5% dei fondi per i nidi e il 45,9% per le mense), Legambiente sottolinea come il valore economico dei singoli progetti al Nord sia mediamente superiore, indicando una maggiore capacità dei comuni settentrionali di intercettare finanziamenti per interventi di grande portata.
Il divario negli investimenti per la manutenzione
Uno dei punti più critici emersi dal 26° rapporto riguarda la disparità di spesa tra le diverse aree del Paese. Per la manutenzione straordinaria, la media nazionale è di 48.054 euro per singolo edificio. Tuttavia.
| Area Geografica | Spesa media per edificio (Euro) |
|---|---|
| Nord | Oltre 64.000 € |
| Centro | Oltre 68.000 € |
| Isole | 10.247 € |
| Sud | 5.557 € |
Questi numeri spiegano perché la qualità del patrimonio edilizio scolastico continui a seguire la geografia delle disuguaglianze economiche del Paese. Senza un intervento perequativo che aiuti i comuni del Sud nella progettazione e nella gestione dei fondi, il rischio è che il divario diventi incolmabile.
Mobilità e servizi attorno alla scuola
L'indagine "Ecosistema Scuola" non si ferma alle mura degli edifici, ma guarda anche a come gli studenti raggiungono le aule. La mobilità sostenibile resta la "Cenerentola" dei servizi scolastici. Le "Zone 30", fondamentali per la sicurezza stradale e la riduzione dell'inquinamento, sono presenti solo nel 35% dei casi monitorati. Ancora più rari i servizi alternativi: le "Strade scolastiche" (aree pedonalizzate davanti agli ingressi) riguardano solo il 7,8% degli edifici, mentre Pedibus e Bicibus sono attivi in meno del 7% degli istituti.
Anche il trasporto scolastico tradizionale è in sofferenza: lo scuolabus è un servizio disponibile per meno di una scuola su quattro, costringendo la maggior parte delle famiglie a utilizzare il mezzo privato per l'accompagnamento dei figli, con conseguente aumento del traffico e delle emissioni nei pressi dei plessi.
Cosa fare dopo il PNRR
Secondo Claudia Cappelletti, responsabile nazionale scuola di Legambiente, la fine della fase straordinaria del PNRR e la recente chiusura della rendicontazione di giugno 2026 non devono coincidere con l'interruzione degli investimenti. L'associazione chiede al Governo una governance strutturale dell'edilizia scolastica che preveda strumenti ordinari di finanziamento e un supporto tecnico costante agli enti locali, specialmente quelli con minori risorse umane e professionali.
Per consultare i dati ufficiali sulla programmazione degli interventi e i bandi attivi, è possibile fare riferimento al portale dedicato all'edilizia scolastica sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito.