L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della quotidianità scolastica per la quasi totalità degli alunni italiani: il 94% degli studenti delle scuole secondarie dichiara di utilizzare strumenti di IA almeno occasionalmente per attività legate allo studio e alla vita personale. È il dato centrale emerso dall’indagine nazionale intitolata “Io e l’Intelligenza Artificiale”, presentata lunedì 14 settembre 2026 presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica a Palazzo Madama.
La ricerca, realizzata in collaborazione tra l’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e il Festival dell’Innovazione Scolastica, ha coinvolto un campione complessivo di 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, tracciando una mappa dettagliata dell'impatto degli algoritmi generativi sull'apprendimento. Tutti i materiali e i risultati completi sono consultabili nella pagina ufficiale della conferenza stampa.
I numeri della ricerca: una presenza pervasiva
Il rapporto evidenzia come il ricorso agli assistenti digitali basati su intelligenza artificiale non sia più un fenomeno marginale o limitato a pochi appassionati di tecnologia, ma una pratica diffusa e trasversale tra le diverse fasce d’età e gli indirizzi scolastici. Dallo svolgimento dei compiti a casa alla sintesi di testi complessi, dalla traduzione linguistica alla spiegazione di concetti teorici, gli algoritmi sono diventati un interlocutore costante per la maggior parte dei ragazzi.
- Campione monitorato: 5.342 studenti appartenenti a scuole secondarie di primo e secondo grado su tutto il territorio nazionale.
- Diffusione d’uso: il 94% degli intervistati ricorre a piattaforme di intelligenza artificiale con frequenza variabile, dall’uso continuativo a quello occasionale.
- Finalità prevalenti: supporto nella preparazione scolastica, ricerca di chiarimenti concettuali e automazione di compiti operativi.
Opportunità didattiche e rischio di delega cognitiva
La fotografia scattata dall'indagine mette in luce una duplice dinamica. Da un lato, l’IA rappresenta una risorsa potente per personalizzare lo studio, consentendo agli studenti di approfondire argomenti al proprio ritmo e ottenere chiarimenti immediati su passaggi didattici poco chiari. Dall’altro, emerge con forza il tema dei rischi educativi, in primis quello della dipendenza cognitiva e della delega passiva dell'elaborazione critica.
Durante la conferenza di presentazione al Senato, moderata da Alberto Raffaelli (presidente del Festival dell’Innovazione Scolastica), diversi esperti e ricercatori hanno approfondito le implicazioni pedagogiche e sociali del fenomeno. Sono intervenuti Samuele Borri (dirigente tecnologo INDIRE), Samuele Calzone (ricercatore INDIRE), Luigi Ballerini (psicoterapeuta e presidente del comitato scientifico del Festival), Alessandra Carlini (docente del Liceo Scientifico Cavour di Roma) e Mauro Magatti (docente ordinario di Sociologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).
Cosa cambia per i docenti e per la scuola
Di fronte a una tecnologia già capillarmente adottata dagli studenti, la sfida principale per il corpo docente non consiste nel vietare o ignorare gli strumenti, bensì nel ripensare la progettazione didattica e i criteri di valutazione. L’obiettivo formativo diventa educare a un utilizzo critico, etico e autonomo, insegnando ai ragazzi a interrogare i modelli generativi, a verificarne le fonti e a non considerare le risposte algoritmiche come verità assolute.
Per gli insegnanti, la diffusione massiccia dell’IA impone un passaggio metodologico: privilegiare compiti autentici, discussioni in classe, percorsi di argomentazione orale e verifiche che premino la capacità di riflessione autonoma rispetto alla semplice riproduzione mnemonica o alla compilazione standardizzata di elaborati scritti.




