La sigla sindacale Dirigentiscuola ha formalizzato la richiesta di avvio immediato delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) relativo al triennio 2025-2027 per l'Area Istruzione e Ricerca. La nota ufficiale, consultabile integralmente al link pubblicato sul sito del sindacato, è stata inviata al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e per conoscenza al Presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo.

L'iniziativa giunge a breve distanza dalla conclusione del precedente accordo, il CCNL 2022-2024, sottoscritto lo scorso 6 agosto. Secondo il sindacato, è necessario evitare i ritardi che hanno caratterizzato le precedenti tornate contrattuali, per garantire che il nuovo contratto possa affrontare tempestivamente le criticità strutturali della professione dirigenziale.

I nodi centrali della vertenza

Al centro della richiesta sindacale vi è il completamento della perequazione retributiva. Tale istituto mira a garantire l'armonizzazione del trattamento economico del personale dirigenziale scolastico con quello degli altri dirigenti dell'amministrazione statale, in coerenza con quanto previsto dall'art. 45 del D.Lgs. 165/2001, che sancisce i principi di parità di trattamento e omogeneità retributiva tra le diverse aree della dirigenza pubblica.

  • Mobilità: revisione dei criteri per favorire una gestione più efficiente degli spostamenti dei dirigenti.
  • Responsabilità amministrative: necessità di una ridefinizione del carico di adempimenti e obblighi che gravano sulla figura del dirigente scolastico.
  • Disciplina e valutazione: gestione delle performance e del sistema di valutazione del risultato.

Il percorso verso la perequazione

La richiesta di Dirigentiscuola si inserisce in un solco tracciato già nel 2017, quando fu preso l'impegno di armonizzare progressivamente le retribuzioni dei dirigenti scolastici. Il percorso doveva articolarsi in tre fasi: l'allineamento della retribuzione di posizione (parte fissa), la perequazione della parte variabile e, infine, il completamento tramite la retribuzione di risultato.

Negli ultimi anni, l'organizzazione ha portato il tema in diverse sedi istituzionali, incluse le audizioni presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato e il ricorso al Comitato Europeo dei Diritti Sociali, denunciando costantemente la necessità di risorse dedicate per colmare il divario retributivo ancora presente rispetto ad altre figure della dirigenza statale.

Con questa nuova mossa, il sindacato mira a porre il tema della specificità del ruolo dirigenziale al centro del confronto per il triennio 2025-2027, chiedendo che il nuovo contratto non rappresenti una mera prosecuzione del precedente, ma un effettivo riconoscimento delle responsabilità assunte quotidianamente da chi dirige le istituzioni scolastiche italiane.