Distinguere con chiarezza il semplice litigio tra compagni dalla prevaricazione sistematica e affiancare alle sanzioni disciplinari un percorso di responsabilizzazione sulle conseguenze emotive dei propri gesti: nasce su queste basi il progetto avviato all'Istituto Comprensivo Ilaria Alpi di Milano in collaborazione con l'organizzazione SOS Villaggi dei Bambini ETS. L'iniziativa mira a trasformare la gestione delle criticità relazionali in classe, puntando su prevenzione precoce, ascolto attivo e giustizia riparativa fin dalle prime settimane dell'anno scolastico.
La differenza sostanziale tra conflitto tra pari e bullismo
Il cuore metodologico del percorso risiede nella corretta qualificazione degli episodi che avvengono all'interno del gruppo classe. Nei contesti educativi si tende talvolta a sovrapporre situazioni di disaccordo momentaneo ad atti veri e propri di prevaricazione, rischiando di adottare risposte non proporzionate o inefficaci.
A chiarire il discrimine operativo è Guendalina Dell'Anno, referente del Programma di Sostegno Familiare di Milano di SOS Villaggi dei Bambini: «Il bullismo non va confuso con un conflitto tra pari: non ci sono due parti sullo stesso piano, ma una prevaricazione ripetuta che rischia di lasciare sola la vittima». La tutela di chi subisce l'aggressione richiede dunque interventi specifici che ripristinino condizioni di parità e sicurezza psicologica.
Come funziona l'approccio riparativo in ambito scolastico
Il modello riparativo adottato non intende cancellare le regole di istituto né annullare i provvedimenti disciplinari previsti dai regolamenti interni.
- Tutela e supporto della vittima: garanzia di ascolto protetto e ripristino di un clima sereno di appartenenza alla comunità scolastica;
- Consapevolezza dell'impatto emotivo: accompagnamento di chi ha causato il danno a comprendere la sofferenza generata nell'altro;
- Riparazione attiva del legame: percorsi pratici e simbolici attraverso cui l'autore della prevaricazione contribuisce a ricostruire la fiducia nel gruppo classe.
L'approccio punta a evitare che la sola punizione formale si trasformi in un elemento di ulteriore rancore o emarginazione, promuovendo invece una maturazione autentica della responsabilità individuale.
Il ruolo della formazione per docenti e la voce degli studenti
Accanto alle attività dedicate agli alunni, il programma prevede moduli specifici di formazione per il corpo docente. L'obiettivo per gli insegnanti è acquisire competenze osservative per intercettare i segnali silenziosi del disagio giovanile, come l'isolamento progressivo, il calo improvviso di motivazione o il distacco dalla vita comunitaria, prima che le tensioni degenerino in abbandono scolastico.
I primi riscontri dell'intervento evidenziano una forte richiesta di spazi di dialogo da parte della popolazione studentesca. Come sottolinea la dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo Ilaria Alpi, Roberta Bellino: «Negli incontri svolti da inizio anno è emersa con forza la volontà dei ragazzi e delle ragazze di parlare, aprirsi e soprattutto essere ascoltati».
I dati sul benessere scolastico degli adolescenti
L'esigenza di interventi strutturati trova riscontro nelle rilevazioni statistiche sul clima vissuto dagli studenti.
- Il 54% degli intervistati dichiara di sentirsi sempre o spesso al sicuro a scuola;
- Il 36% riferisce di conoscere coetanei destinatari di messaggi a sfondo sessuale non desiderati;
- Il 50% (uno su due) ha assistito almeno una volta a episodi di contatto fisico non gradito tra coetanei;
- Il 21% subisce episodi di bullismo con frequenza di almeno una volta al mese;
- Circa un giovane su tre risulta coinvolto in dinamiche di cyberbullismo.
La sperimentazione all'Istituto Ilaria Alpi proseguirà per l'intero anno scolastico, confermando l'importanza di costruire percorsi continuativi di educazione affettiva e gestione condivisa della convivenza civile tra i banchi.