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Scuola

Valutazione Pisa: competenze e sfide per la scuola nel 2026

13 settembre 2026 di Francesco Perrone

Con il rientro in aula di milioni di studenti per l'avvio del nuovo anno scolastico, l'analisi delle rilevazioni internazionali del programma Pisa (Programme for International Student Assessment), promosso dall'Ocse, offre una fotografia dettagliata sullo stato delle competenze dei quindicenni italiani. Il quadro complessivo evidenzia una buona tenuta delle competenze di base, ma fa emergere due nodi critici per la didattica quotidiana: la difficoltà a formare fasce consistenti di eccellenza e l'impatto delle distrazioni digitali e delle assenze sul rendimento scolastico.

I livelli di competenza: tenuta sulla base, divario sui livelli alti

L'indagine ha coinvolto oltre 760 mila studenti in 91 Paesi ed economie, a fronte di un campione italiano composto da 8.946 ragazzi distribuiti in 285 istituti scolastici. Nelle prove incentrate principalmente sulle scienze, affiancate da matematica, lettura e risoluzione di problemi in ambito computazionale, gli allievi italiani si attestano su risultati complessivamente vicini alla media internazionale nelle discipline scientifico-matematiche e leggermente superiori nella comprensione del testo.

Le maggiori criticità emergono tuttavia nell'analisi dei livelli apicali. La percentuale di studenti collocati nelle fasce di eccellenza resta inferiore al panorama internazionale: in scienze solo il 4% raggiunge i vertici (contro il 7% Ocse), nella lettura si ferma al 4% (rispetto al 6% medio) e in matematica si attesta al 7% (contro l'8%). Proprio l'area matematica registra una fragilità di lungo periodo: rispetto al 2015, la quota di studenti che non raggiunge le competenze minime è cresciuta di 8 punti percentuali.

Dispositivi digitali e intelligenza artificiale tra i banchi

Il rapporto dedica ampio spazio all'impiego degli strumenti digitali, evidenziando una realtà articolata tra opportunità e rischi di dispersione dell'attenzione. In Italia, il 47% dei quindicenni dichiara di servirsi di chatbot e strumenti di intelligenza artificiale almeno una volta a settimana per scopi di studio (in linea con la media Ocse del 46%). Nello specifico, i ragazzi li utilizzano principalmente per avviare ricerche (39%), elaborare sintesi di testi (36%) e supportare la redazione di compiti scritti (30%).

L'indagine mette tuttavia in luce un dato rilevante per la pratica didattica: gli studenti che dichiarano di ricorrere regolarmente all'intelligenza artificiale per l'esecuzione di specifici compiti scolastici ottengono, in media, prestazioni scientifiche inferiori rispetto ai compagni che non ne fanno uso sistematico. A ciò si aggiunge l'effetto della distrazione legata ai dispositivi elettronici in classe. Nonostante un tempo medio di impiego pari a 2 ore giornaliere per attività didattiche (contro l'1,7 internazionale), il 37% dei ragazzi riferisce che i compagni risultano spesso distratti dai display durante le lezioni, condizione associata a una perdita media di 13 punti nelle prove di scienze.

Frequenza e relazione con gli insegnanti

Un ulteriore fattore di attenzione riguarda la regolarità della presenza a scuola. Il 63% degli studenti italiani riferisce di aver mancato almeno un giorno di lezione nelle due settimane antecedenti la somministrazione del test (contro una media Ocse del 22%), mentre il 43% ha dichiarato di aver saltato singole ore di lezione (rispetto al 24% internazionale).

Sul piano del clima scolastico e della relazione con i docenti emergono margini di miglioramento: il 62% dei ragazzi riconosce che il proprio insegnante mostra attenzione verso l'apprendimento di ciascun alunno (rispetto al 69% medio Ocse) e il 58% afferma che il docente prosegue nella spiegazione fino a quando il tema non è stato compreso da tutti (contro il 66% estero).

I punti di forza: motivazione e sensibilità ecologica

Non mancano elementi di prospettiva incoraggianti che testimoniano la vitalità della popolazione studentesca. Il 72% dei ragazzi si definisce curioso e aperto all'apprendimento e il 70% mostra una marcata predisposizione alla crescita personale, ritenendo che il rendimento e le abilità possano progredire grazie all'impegno costante e al confronto con i docenti. Solo il 18% percepisce il tempo trascorso a scuola come poco utile, un dato sensibilmente migliore rispetto alla media Ocse (24%).

Elevata è anche la preparazione sulle tematiche ecologiche: il 77% dei quindicenni italiani possiede una solida competenza di base nelle scienze ambientali e il 72% esprime l'intenzione di contribuire concretamente alla salvaguardia dell'ambiente nel proprio percorso professionale futuro.

Tags: scuola studenti docenti
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