Venti ragazzi arrivati da ogni angolo d’Italia, seduti nelle sale del Lido con il compito di guardare, discutere e valutare il grande cinema internazionale. Alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, la voce della scuola ha trovato uno spazio di primo piano grazie alla giuria dei giovani che ha assegnato il prestigioso Leoncino d’Oro.

A conquistare l'apprezzamento degli studenti è stato il film Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) del regista giapponese Shinya Tsukamoto. Un premio attribuito con una motivazione profonda e matura, che riflette l'impatto dell'educazione all'immagine e del pensiero critico sviluppato tra i banchi di scuola.

Una giuria che rappresenta l'Italia delle scuole

La giuria del Leoncino d’Oro, coordinata da Giulia Serinelli, non è una commissione di esperti tradizionali, ma il punto d'arrivo di un percorso didattico e culturale di ampio respiro. A comporla sono stati venti studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado, selezionati come rappresentanti di un candidato per ciascuna Regione italiana.

Questi ragazzi sono l'espressione diretta delle migliaia di giovani che durante l'anno scolastico partecipano alle Giurie territoriali del David Giovani. L'iniziativa rientra nel quadro del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e dal Ministero della Cultura, ed è istituita da Agiscuola con la collaborazione di Anec, Acec e dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello.

Portare lo sguardo degli adolescenti nei festival di fascia A significa trasformare la visione di un film in un esercizio attivo di cittadinanza e analisi linguistica, superando la fruizione passiva dei media a cui le nuove generazioni sono spesso abituate.

Le motivazioni del premio e il rifiuto della guerra

Nelle parole scritte dagli studenti per motivare l'assegnazione del Leoncino d'Oro a Shinya Tsukamoto emerge un'attenzione particolare verso i temi dell'attualità e della memoria storica.

«Per l'abilità di ritrarre quella spregiudicata violenza che è il fattore comune delle guerre di ogni tempo. Per la capacità di far immergere lo spettatore nello sviluppo della coscienza del protagonista, processo reso totalizzante dall'alternarsi frenetico delle immagini e dei suoni. Per la denuncia di un orrore che spazia tra la guerra e il trauma del reduce. Per la capacità di trasmettere a ogni generazione il rifiuto verso la logica imperialista della guerra di aggressione.»

Un giudizio che evidenzia come i ragazzi sappiano cogliere le complessità formali e narrative del linguaggio cinematografico, mettendole in relazione con i grandi dilemmi etici e sociali del nostro tempo.

La segnalazione Cinema for Unicef a "Naza"

Oltre al premio principale, la giuria studentesca ha attribuito la storica Segnalazione Cinema For Unicef (presente alla Mostra di Venezia fin dal 1980) al film Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor.

«Per l'uso del metodo dell'intervista per smascherare la disumana brutalità che muove quanti sono dietro al genocidio del popolo palestinese. Per la singolare scelta registica di mostrare per mezzo delle immagini delle case di Tel Aviv il contrasto tra l'agio e la distruzione. Per il coraggio di continuare a puntare i riflettori sulla situazione che perdura sotto gli occhi solo apparentemente vigili della comunità internazionale.»

Il valore dell'educazione all'immagine a scuola

Esperienze come quella vissuta dai ragazzi al Lido di Venezia dimostrano quanto la cinematografia possa diventare uno strumento didattico trasversale. Attraverso i progetti sostenuti dal Piano Nazionale promosso dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, la scuola italiana apre le porte a linguaggi espressivi capaci di stimolare l'analisi critica, il dibattito e l'empatia.

Tornati nelle rispettive classi e regioni, i venti studenti giurati porteranno con sé non solo il ricordo di un tappeto rosso, ma la consapevolezza che il loro sguardo sul mondo e sull'arte ha il potere di esprimere un giudizio autorevole e condiviso.