A Pergine Valsugana, in provincia di Trento, un audiolibro collettivo ha trasformato una classe segnata da fragilità, difficoltà relazionali e scarsa autostima in un gruppo unito e collaborativo. Il progetto, nato dalla sinergia tra l'insegnante Marta Frisenda e l'educatore Riccardo Tosin, dimostra come una didattica realmente inclusiva possa fare la differenza per tutti gli studenti, superando le barriere del disagio e della paura di sbagliare.
L'iniziativa, raccontata in un'intervista pubblicata l'11 settembre 2026 dalla testata Vita.it, nasce dall'esigenza di ricompattare un gruppo classe complesso, caratterizzato da forti difficoltà nel rispettare i turni di parola e da un diffuso senso di insicurezza. La risposta a questa sfida è stata la creazione di un racconto giallo in formato audiolibro, dove ogni studente ha potuto trovare il proprio ruolo e valorizzare le proprie inclinazioni.
L'audiolibro come strumento di riscatto collettivo
La forza del progetto risiede nella sua struttura collaborativa e flessibile. Per realizzare l'audiolibro, il lavoro è stato suddiviso in diverse fasi e compiti.
- Le illustrazioni: dedicate a chi preferiva comunicare attraverso il disegno e le arti visive;
- La musica: per gli studenti appassionati di sonorità e composizione delle basi di sottofondo;
- La narrazione: che ha coinvolto le voci narranti della storia.
Questo approccio ha permesso di superare resistenze iniziali molto forti. Diversi ragazzi, infatti, erano inizialmente restii a parlare a voce alta per timore del proprio accento o per la paura di commettere errori davanti ai compagni. La suddivisione dei ruoli ha generato un'interdipendenza positiva, in cui il contributo di ciascuno è diventato fondamentale per il successo del lavoro comune, restituendo fiducia e autostima all'intero gruppo.
Una nuova visione del sostegno scolastico
L'esperienza di Pergine Valsugana scardina l'immagine tradizionale dell'insegnante di sostegno inteso come figura "ombra", delegata esclusivamente all'assistenza del singolo alunno con certificazione. Marta Frisenda, che ha scelto questa strada con forte consapevolezza dopo aver insegnato lingua tedesca, rivendica un ruolo attivo e diffuso all'interno dell'aula.
«Non ho mai sopportato l'espressione "i miei ragazzi". In classe tutti gli studenti sono di tutti. Ognuno può attraversare un momento di difficoltà e aver bisogno di supporto: può capitare a un alunno, può capitare a me».
Secondo la docente, muoversi costantemente tra i banchi e rivolgersi all'intera classe tutela la dignità degli adolescenti, evitando di isolarli in una "bolla" che finirebbe per rimarcare le differenze. L'inclusione diventa così una pratica quotidiana che coinvolge il clima dell'intera aula, dove il docente di sostegno collabora alla pari con i colleghi di materia.
La sinergia con la figura dell'educatore
Un altro pilastro fondamentale del progetto è stata la stretta collaborazione con l'educatore Riccardo Tosin. Nella visione didattica applicata a Pergine, l'educatore non è una figura marginale o un semplice "tappabuchi" per coprire le carenze d'organico, ma una risorsa centrale del consiglio di classe.
Il confronto preventivo e costante tra docenti e figure educative permette di integrare punti di vista differenti, arricchiti dalle esperienze maturate nei centri e nell'educativa domiciliare. Questa sinergia si rivela indispensabile non solo nella gestione quotidiana della classe, ma anche nella redazione dei Piani Educativi Individualizzati (PEI) e nel dialogo costante con le famiglie degli alunni.