Precariato, la storia di una docente: "In valigia ho solo la mia dignità"
Una giovane docente di trent’anni ha una laurea magistrale e una valigia che, metaforicamente e fisicamente, non viene mai svuotata del tutto. Oggi è l’11 settembre 2026 e, come migliaia di suoi colleghi inseriti nelle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), è in attesa di quella chiamata che potrebbe cambiare la sua geografia quotidiana nel giro di poche ore. La sua storia, che parte dal Sud Italia per approdare a Varese, è il ritratto di una generazione di insegnanti che ha deciso di scommettere sulla propria dignità professionale, rifiutando le "scorciatoie" dei titoli acquistati a caro prezzo.
“Comprare i certificati è l’anti-scuola”, racconta la docente con fermezza. “È come dire ai nostri studenti: ‘compratevi il diploma’. Io non lo faccio”. Una presa di posizione etica che ha un costo preciso: l’impossibilità di scalare rapidamente le graduatorie nella propria terra d’origine e la necessità di trasferirsi in Lombardia per poter esercitare la professione per cui ha studiato.
La scelta del merito contro il mercato dei titoli
Il sistema del precariato scolastico italiano è spesso alimentato da una rincorsa affannosa al punteggio. Per scalare le posizioni e sperare in una supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche, molti docenti ricorrono all'acquisizione di certificazioni linguistiche, informatiche e master. Un mercato che, secondo la testimonianza della docente, si è trasformato in una vera e propria mercificazione.
“Ho conseguito l’abilitazione completando il percorso dei 60 CFU previsto dalla riforma, non ho comprato altri titoli”, spiega l'insegnante. “C’è chi spende cifre elevate per aumentare il punteggio con certificazioni prese senza studiare, solo pagando. Alimentano un sistema che trovo inaccettabile. Come possiamo insegnare ai ragazzi il valore dello studio se siamo i primi a cercare questi escamotage?”.
Questa scelta di coerenza la costringe però a confrontarsi con i numeri: nelle graduatorie del Mezzogiorno, dove la concorrenza è altissima e i punteggi sono spesso influenzati da anni di titoli accumulati, lavorare è diventato quasi impossibile per chi è all'inizio del percorso. Da qui la decisione, presa tre anni fa, di inserire la propria candidatura nella provincia di Varese, dove le possibilità di essere chiamata sono statisticamente superiori, anche con un punteggio meno "corposo".
Settembre: il mese dell'incertezza e della valigia pronta
Per un docente precario, i primi giorni di settembre rappresentano un periodo di sospensione logistica ed emotiva. Il sistema delle nomine da GPS, gestito dagli Uffici Scolastici Territoriali, può procedere a ondate successive. Per monitorare l'avanzamento delle procedure, i docenti consultano costantemente i siti degli Ambiti Territoriali Provinciali (UST), dove vengono pubblicati i bollettini ufficiali. “Vivi con la valigia pronta perché quando ricevi la chiamata, spesso hai solo 24 ore per lasciare tutto e partire”, racconta la docente.
Il trasferimento non è solo un cambio di città, ma una sfida organizzativa brutale. Senza la certezza della sede fino all'ultimo momento, è impossibile programmare l'affitto di una casa. “Spesso salgo cercando un appoggio momentaneo e, dopo le prime ore di lezione, vado a vedere gli appartamenti. Non sai mai in quale comune della provincia insegnerai, quindi non puoi muoverti in anticipo”.
La realtà del Nord: tra costi elevati e solitudine professionale
L'immaginario collettivo che vede il trasferimento al Nord come una "soluzione facile" si scontra con la realtà economica descritta dalla docente. Il costo della vita in Lombardia, specialmente per chi percepisce lo stipendio di un supplente, erode gran parte del guadagno. “La vita qui non è la favola che spesso ci raccontiamo al Sud. Tra affitto, bollette e una spesa quotidiana molto più cara, le risorse di un docente precario si esauriscono in fretta. Anche i trasporti, quando devi spostarti tra piccoli centri della provincia, non sono sempre efficienti come si pensa”.
Oltre alle difficoltà materiali, c’è l’impatto del subentro in corsa. Molti supplenti vengono chiamati a coprire posti su classi già formate, spesso senza ricevere un passaggio di consegne adeguato. “Ti buttano in classe con ragazzi che non hai mai visto, su una macchina già in movimento. A volte non ti inseriscono nemmeno subito nei gruppi di comunicazione della scuola, e rischi di perdere informazioni fondamentali per il tuo lavoro quotidiano”.
"Resto in Lombardia, ma sogno la mia terra"
Nonostante le difficoltà, la docente continua a insegnare con la passione di chi crede nel ruolo sociale della scuola. Il suo legame con la terra d'origine resta fortissimo, ma la realtà normativa e le dinamiche delle graduatorie la tengono lontana. “Se potessi, resterei nella mia regione. Ma se non voglio scendere a compromessi e pagare per comprare titoli, la mia unica scelta è continuare a viaggiare”.
La sua storia è quella di centinaia di chilometri percorsi ogni anno, di affetti lasciati a distanza e di una dignità difesa con i denti. Una testimonianza che pone l'accento sulla necessità di una revisione del sistema di reclutamento che premi realmente la formazione e il servizio, piuttosto che la capacità economica di accumulare certificati.
Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) vengono utilizzate per l'assegnazione delle supplenze annuali (31 agosto) e fino al termine delle attività didattiche (30 giugno). Gli uffici scolastici pubblicano gli esiti delle nomine attraverso i propri portali ufficiali. Per monitorare lo stato delle convocazioni e le disponibilità, i docenti possono consultare i link diretti ai siti degli Ambiti Territoriali Provinciali (ex Provveditorati) della provincia di inserimento. Si ricorda inoltre che, per l'anno scolastico 2026/2027, l'accesso ai ruoli e il miglioramento del posizionamento sono legati al completamento dei nuovi percorsi abilitanti da 60 CFU, divenuti il requisito standard previsto dalla riforma del reclutamento.