La prevenzione della violenza di genere non può attendere l'età adulta: deve entrare nelle aule scolastiche già a partire dalla scuola primaria. È questa la convinzione profonda di Giovanna Cardile, docente di scuola secondaria di primo grado e pedagogista, che da anni trasforma la sua dolorosa esperienza personale in un impegno concreto per educare le nuove generazioni al rispetto e all'affettività.
La storia di Giovanna è segnata da un trauma indelebile: la notte di Pasqua del 1985, a Messina, ha assistito all'omicidio della madre, Rosalba Tedesco, e della nonna per mano del padre. Oggi, dopo aver ricostruito la propria vita grazie a una famiglia adottiva che le ha trasmesso il valore dell'indipendenza e della libertà culturale, Cardile è diventata una voce autorevole nel dibattito sulla tutela degli orfani di femminicidio e sulla necessità di un cambiamento culturale profondo.
Educare al rispetto fin dalla primaria
Secondo la docente, spesso si commette l'errore di sottovalutare la capacità dei più piccoli di comprendere le dinamiche relazionali. "Certi modi di parlare sono già radicati nella scuola primaria", spiega Cardile, sottolineando come le battute rivolte alle compagne, talvolta minimizzate dagli adulti come semplici scherzi, rappresentino in realtà segnali di una cultura del possesso che va scardinata sul nascere. Le parole hanno un peso, e la scuola rappresenta il luogo privilegiato in cui decostruire stereotipi e modelli di sopraffazione.
Il suo impegno quotidiano tra i banchi si concentra sul far comprendere agli studenti che il rispetto reciproco è la base imprescindibile di ogni rapporto. "Cerco di far capire ai miei alunni che non si può dire a una ragazza: 'Stai zitta, devi fare quello che dico io' e che non si possono alzare le mani", racconta, evidenziando come la formazione debba coinvolgere non solo i docenti, ma anche le famiglie, il cui ruolo appare oggi spesso marginale negli incontri scolastici dedicati a queste tematiche.
Il riconoscimento degli orfani di femminicidio
Oltre all'attività didattica, Giovanna Cardile si batte da tempo per il pieno riconoscimento dei diritti degli orfani di femminicidio. Un percorso iniziato anni fa, quando, partecipando ai concorsi pubblici, notava come non esistesse alcuna specifica menzione per questa categoria, a differenza di quanto previsto per gli orfani di guerra o di mafia.
Il suo impegno ha contribuito a sollevare il tema a livello istituzionale, arrivando fino alla proposta di legge, depositata alla Camera, per l'istituzione di una Giornata nazionale dedicata agli orfani di femminicidio, individuata simbolicamente per il 12 gennaio. Tale data richiama la legge in favore degli orfani di crimini domestici, approvata l'11 gennaio 2018 (la Legge 11 gennaio 2018, n. 4), un passaggio normativo fondamentale per il sostegno alle vittime superstiti.
Per quanto concerne le tutele economiche, la Legge 4/2018 ha esteso agli orfani di crimini domestici l'accesso al "Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura". Le informazioni dettagliate sulle modalità di accesso e sulla modulistica necessaria sono consultabili sul portale ufficiale del Ministero della Giustizia, che funge da punto di riferimento per l'attivazione dei sostegni previsti dalla normativa vigente.
Chiedere aiuto: i numeri e i riferimenti
La testimonianza di Cardile si chiude con un messaggio di speranza e un invito concreto a non restare in silenzio di fronte alla violenza. Per chiunque si trovi in una situazione di difficoltà, stalking o sopruso.
- 1522: il numero gratuito, attivo 24 ore su 24, per ricevere aiuto e consulenza in caso di violenza o stalking.
- Centri antiviolenza: è possibile consultare la rete dei centri aderenti all'associazione D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) per ottenere assistenza e percorsi di protezione personalizzati.
Trasformare il dolore in impegno sociale, come ha fatto Giovanna Cardile, significa non solo onorare la memoria di chi non c'è più, ma offrire alle generazioni future gli strumenti culturali per costruire relazioni basate sulla libertà, sull'indipendenza e, soprattutto, sul rispetto reciproco.