La continuità didattica non è solo una questione di programmi scolastici, ma il pilastro su cui si regge il benessere emotivo e relazionale degli studenti con disabilità. È questo il senso profondo dell'appello lanciato da Ilaria, mamma di Giovanni, un ragazzino di terza media affetto da SMA1 (atrofia muscolare spinale), che ha deciso di scrivere direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere che il figlio possa mantenere la sua insegnante di sostegno anche per l'ultimo anno di scuola.
Giovanni frequenta un istituto scolastico e, negli ultimi due anni, ha costruito un legame di fiducia profondo con la sua docente. Un rapporto che ha trasformato radicalmente il suo approccio alla scuola: grazie a questo sostegno costante, il ragazzo ha raggiunto traguardi importanti, integrandosi pienamente nel gruppo classe e partecipando alle attività didattiche con rinnovato entusiasmo.
Un legame fondamentale per il benessere
Nella lettera inviata alle massime cariche dello Stato, tra cui il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, la madre di Giovanni spiega con chiarezza cosa significhi per il figlio questo possibile distacco. "Interrompere questo percorso significherebbe spezzare un legame di fiducia faticosamente costruito e collaudato, generando un impatto negativo sul benessere psicologico del ragazzo", scrive Ilaria.
La diagnosi di SMA1 comporta sfide quotidiane enormi, non solo fisiche e sanitarie – Giovanni è seguito dal Centro Nemo del Policlinico Gemelli di Roma e necessita di assistenza complessa – ma anche psicologiche. La stabilità garantita dalla docente ha permesso a Giovanni di frequentare le lezioni con regolarità, un obiettivo che prima di questo biennio era stato difficile da raggiungere con continuità.
La richiesta alle istituzioni e il quadro normativo
Il timore della famiglia è che, con l'avvio del nuovo anno scolastico, il cambio del docente di sostegno possa vanificare gli sforzi fatti e i progressi ottenuti in termini di motivazione e serenità. "Giovanni si troverebbe a dover ricominciare da capo con una nuova persona", sottolinea la madre, evidenziando come la richiesta di riconferma non sia un privilegio, ma una necessità legata a un percorso terapeutico e formativo che non può subire interruzioni brusche.
È opportuno ricordare che la continuità didattica è tutelata dall'art. 14, comma 3, lett. c) del D.Lgs. 66/2017, che prevede misure volte a garantire, su richiesta della famiglia, la conferma del docente di sostegno in servizio nell'anno scolastico precedente, fatto salvo il diritto alla continuità didattica degli alunni con disabilità. Tuttavia, per i docenti precari, tale possibilità resta vincolata alle procedure di immissione in ruolo e all'aggiornamento delle graduatorie (GAE e GPS), che regolano l'assegnazione degli incarichi annuali in base all'organico di sostegno definito dalle circolari ministeriali.
La famiglia ha quindi chiesto formalmente agli uffici competenti, inclusa la direzione dell'Ufficio scolastico regionale per l'Umbria e l'Ufficio scolastico territoriale di Terni, di valutare una verifica straordinaria sulla situazione, affinché la docente possa proseguire il suo lavoro al fianco dello studente anche per l'anno scolastico in corso.
Questa vicenda riaccende i riflettori su un tema annoso nel mondo dell'istruzione italiano: la difficoltà di garantire la continuità didattica per gli alunni con disabilità, spesso penalizzati dal sistema di reclutamento che, all'inizio di ogni anno, rischia di frammentare i percorsi di apprendimento costruiti con dedizione da docenti, studenti e famiglie.
Foto di copertina: Raimond Spekking — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons




