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Personale ATA

Personale ATA precario: la protesta per le condizioni di lavoro estive

08 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

Il personale ATA precario alza la voce per denunciare le condizioni in cui è chiamato a operare durante i mesi estivi. Mentre l'attenzione del mondo della scuola si concentra spesso esclusivamente su docenti e alunni, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici continuano a garantire il funzionamento degli uffici e la vigilanza dei plessi anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche, affrontando criticità strutturali che rendono l'ambiente lavorativo spesso inadeguato.

La questione, portata all'attenzione pubblica da diverse rappresentanze del personale, mette in luce il disagio di centinaia di dipendenti che operano in strutture non sempre dotate di impianti di climatizzazione adeguati. Il fenomeno, descritto dai lavoratori come quello delle "scuole-forno", si contrappone a quello delle "ghiacciaie" invernali, dove le temperature scendono drasticamente a causa di impianti di riscaldamento inefficienti. Tali condizioni devono confrontarsi con quanto previsto dal D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, che definisce i parametri necessari a garantire il benessere e il microclima salubre negli ambienti lavorativi, inclusi quelli scolastici.

Il carico di lavoro durante la pausa estiva

Nei mesi di luglio e agosto, gli istituti scolastici rimangono presidi statali attivi a pieno regime. Le segreterie scolastiche, in particolare, gestiscono in questo arco temporale la chiusura dell'anno scolastico precedente e le complesse procedure di avvio per quello successivo. A ciò si aggiunge il costante ricevimento dell'utenza e dei genitori, oltre alle attività di pulizia straordinaria e alla vigilanza dei locali garantite dai collaboratori scolastici.

La denuncia evidenzia una disparità tra i diversi plessi: mentre alcuni edifici sono stati modernizzati, altri rimangono privi di dotazioni di base per il controllo termico, lasciando il personale — spesso con contratti di supplenza — a gestire individualmente il disagio. La richiesta che emerge è chiara: il personale ATA non può essere considerato una figura di "serie B".

Verso nuove tutele e formazione

Il malcontento sollevato punta a sensibilizzare le istituzioni e le organizzazioni sindacali sulla necessità di investire non solo in progetti didattici, ma anche nel miglioramento del decoro e della sicurezza degli ambienti lavorativi. La tutela della dignità sul lavoro deve, secondo i precari, riguardare l'intero comparto scolastico, senza distinzioni di ruolo o di tipologia contrattuale. È fondamentale, inoltre, che ogni lavoratore sia consapevole dei propri diritti: in caso di violazione delle norme sulla sicurezza o di condizioni ambientali insalubri, è possibile formalizzare un esposto o una segnalazione ufficiale rivolgendosi direttamente al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) del proprio istituto o, in subordine, all'Ufficio Scolastico Regionale (USR) di competenza.

Per chi opera nel settore e desidera approfondire le proprie competenze professionali, migliorando il proprio profilo in vista delle future graduatorie e degli aggiornamenti, è possibile valutare percorsi di specializzazione. A questo proposito, chi fosse interessato a orientarsi tra le diverse opportunità di crescita professionale può consultare i percorsi formativi dedicati al personale ATA, che offrono consulenza mirata per la scelta dei corsi più adatti alle proprie esigenze di carriera.

La vertenza, che coinvolge oltre 200 dipendenti scolastici solo in alcune aree del territorio, è destinata a proseguire nelle sedi ministeriali e sindacali, con l'obiettivo di ottenere interventi strutturali che garantiscano standard minimi di vivibilità in tutti gli edifici scolastici, indipendentemente dalla stagione.

Tags: scuola Ata precariato
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