Ogni mese di settembre, per le scuole dell'Isola d'Elba, si riapre una ferita antica: il ricambio continuo dei docenti e la difficoltà di garantire agli studenti, in particolare a quelli con disabilità, la necessaria continuità didattica. A dar voce alle frustrazioni di insegnanti, famiglie e studenti è Linda Del Bono, docente che vive e lavora sul territorio elbano, che ha deciso di indirizzare una lettera aperta e diretta al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.
L'occasione nasce dalla necessità di sollecitare le istituzioni regionali a intervenire a favore delle scuole dell'arcipelago toscano. Un appello che la docente ha lanciato per spostare il dibattito dai principi generali alle esigenze quotidiane delle aule insulari, dove l'avvio dell'anno scolastico coincide fin troppo spesso con la ricostruzione da zero di relazioni umane ed educative.
Il nodo della continuità sul sostegno
Al centro dell'intervento c'è il tema cruciale del sostegno scolastico. Secondo Linda Del Bono, le recenti novità normative sulla continuità didattica offrono uno strumento concreto ma richiedono una corretta applicazione per non essere vanificate. Il riferimento va all'articolo 14 del Decreto-Legge 71/2024, convertito nella Legge 106/2024, che introduce la possibilità di confermare il docente di sostegno precario in servizio nell'anno scolastico precedente su richiesta della famiglia dell'alunno con disabilità. Questa misura, pensata per garantire la stabilità del percorso educativo, rappresenta una deroga temporanea alle consuete procedure di assegnazione basate esclusivamente sulle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).
Per comprendere come funziona questo meccanismo, è utile chiarire che la conferma non è automatica: richiede l'accordo del docente interessato e la valutazione del dirigente scolastico, che deve verificare la compatibilità con l'organizzazione d'istituto. La priorità viene assegnata ai docenti in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno, ma la norma si estende anche a coloro che, pur privi di specializzazione, abbiano prestato servizio sul sostegno per almeno tre anni. Si tratta di una svolta significativa per le famiglie, che possono così richiedere la continuità del rapporto educativo, riducendo l'impatto del frequente avvicendamento dei docenti.
Tuttavia, la rigidità del sistema complessivo sconta ancora le particolarità geografiche e logistiche delle piccole isole. "Vogliamo davvero considerare normale che uno studente possa cambiare sette insegnanti in cinque anni?", si chiede la docente nella sua lettera, sottolineando come l'isolamento territoriale renda ancora più gravosa la frequente rotazione dei docenti specializzati.
Le quattro proposte concrete per la scuola insulare
Per trasformare l'attenzione verso l'insularità in interventi efficaci, la lettera individua quattro misure mirate a stabilizzare l'organico nell'arcipelago:
- Incentivi sul punteggio: l'attribuzione di un punteggio aggiuntivo per il servizio prestato nelle scuole delle isole minori, in modo da incentivare i docenti a scegliere e mantenere queste sedi.
- Continuità tramite conferma: la piena valorizzazione della facoltà per le famiglie di richiedere la conferma del docente di sostegno dell'anno precedente, superando gli ostacoli burocratici che ne limitano l'attuazione.
- Agevolazioni per gli alloggi: la previsione di contributi per l'affitto (indennità di sede) o la messa a disposizione di alloggi a canone calmierato per il personale scolastico fuori sede, abbattendo la barriera dell'alto costo della vita.
- Contrasto alla discontinuità annuale: l'introduzione di limiti più stringenti per le assegnazioni provvisorie e i trasferimenti immediati sulla terraferma per chi ottiene la cattedra sull'isola, salvaguardando la stabilità didattica per l'intero anno scolastico.
Un diritto essenziale per gli studenti
L'obiettivo di queste proposte non è richiedere privilegi, ma garantire regole capaci di rispondere alle condizioni specifiche di chi vive e lavora sulle isole. Garantire un corpo docente stabile significa offrire agli studenti elbani le stesse opportunità di crescita e di inclusione garantite nel resto del paese, trasformando l'insularità da fattore di penalizzazione a risorsa tutelata dalle istituzioni.




