Nelle campagne della Capitanata, dove il sole di fine estate batte ancora forte sui tetti di lamiera e plastica, la scuola ha riaperto i battenti in anticipo, ma senza banchi né lavagne tradizionali. Si è conclusa in questi primi giorni di settembre la più recente edizione di "A scuola di accoglienza nei ghetti", l'iniziativa promossa dalla Diocesi di San Severo che ogni anno porta cittadini, giovani e figure del mondo educativo a stretto contatto con la realtà degli insediamenti informali dei braccianti agricoli.
Non si tratta di un semplice campo di volontariato, ma di un vero e proprio percorso formativo "sul campo". L'obiettivo è quello di abbattere il muro di invisibilità che circonda migliaia di lavoratori stranieri, offrendo ai partecipanti — molti dei quali impegnati nel mondo dell'istruzione e del sociale — una lente diversa per osservare i fenomeni della migrazione, dello sfruttamento e, soprattutto, dell'integrazione possibile.
Un'aula senza pareti tra i braccianti
L'esperienza, coordinata dalla Caritas diocesana di San Severo sotto la guida del direttore don Andrea Zuozo e fortemente sostenuta dal Vescovo Mons. Giuseppe Mengoli, si snoda attraverso i luoghi simbolo della precarietà abitativa e lavorativa della provincia di Foggia. I partecipanti hanno avuto l'opportunità di varcare la soglia di quelli che comunemente vengono definiti "ghetti", come l'insediamento di Torretta Antonacci, per ascoltare le storie di chi vive ai margini della società produttiva. L'edizione di quest'anno ha coinvolto circa trenta partecipanti, impegnati in oltre 50 ore di formazione intensiva tra sessioni teoriche e attività di servizio diretto.
Per un educatore o un giovane studente, trovarsi faccia a faccia con la quotidianità di chi raccoglie i prodotti che finiscono sulle nostre tavole rappresenta una lezione di educazione civica che nessun manuale può sostituire. "A scuola di accoglienza" significa prima di tutto imparare a riconoscere l'altro come persona, spogliandolo dalle etichette statistiche o dai pregiudizi legati alla cronaca nera.
Il valore formativo dell'incontro
Il progetto si articola in momenti di servizio concreto e spazi di riflessione teorica. Durante la settimana di permanenza, i volontari partecipano ad attività di supporto logistico, distribuzione di beni di prima necessità e, soprattutto, animazione e dialogo. Questi momenti sono intervallati da incontri con esperti, sociologi e operatori legali che aiutano a contestualizzare ciò che si vede con i propri occhi.
Le tematiche affrontate riguardano:
- La dignità del lavoro: l'analisi del fenomeno del caporalato e le alternative offerte dalle reti di agricoltura etica.
- Il diritto all'abitare: la comprensione delle dinamiche che portano alla nascita degli insediamenti informali.
- L'inclusione scolastica: la riflessione su come il sistema d'istruzione possa accogliere i figli dei lavoratori stagionali, spesso soggetti a una scolarizzazione discontinua.
Un ponte tra la scuola e il territorio
Per il mondo della scuola, questa iniziativa rappresenta un modello di service learning (apprendimento servizio) particolarmente efficace. Molti dei partecipanti sono futuri docenti o educatori che porteranno nelle classi di domani una consapevolezza rinnovata. La Diocesi di San Severo, attraverso questo progetto, ribadisce che l'accoglienza non è un concetto astratto, ma una pratica che richiede competenza, empatia e presenza fisica.
L'iniziativa si inserisce nel solco delle attività pastorali e sociali avviate dalla Chiesa locale per rispondere all'emergenza umanitaria che da decenni interessa il territorio foggiano. Come sottolineato nei documenti programmatici della Diocesi, l'obiettivo non è "fare assistenza", ma promuovere una cultura della legalità e della solidarietà che possa contagiare il resto della cittadinanza.
Cosa resta dopo il campo
Con il ritorno alla quotidianità e l'imminente avvio dell'anno scolastico ufficiale, il bagaglio che i partecipanti portano a casa è fatto di nomi, volti e strette di mano. La sfida, ora, è trasformare questa esperienza in azioni concrete nei rispettivi contesti di provenienza: nelle parrocchie, nelle associazioni e, soprattutto, nelle aule scolastiche.
Per chi volesse approfondire le attività della Caritas di San Severo o conoscere i prossimi appuntamenti formativi, è possibile consultare la pagina dedicata al progetto sul sito ufficiale della Diocesi di San Severo, dove vengono regolarmente pubblicati gli aggiornamenti sui progetti di inclusione sociale attivi sul territorio.
La "scuola dei ghetti" chiude per quest'anno, ma il processo di sensibilizzazione continua, con la speranza che, un giorno, non ci sia più bisogno di campi di formazione per imparare che ogni uomo, indipendentemente dalla sua provenienza, ha diritto a una vita dignitosa e al riconoscimento dei propri diritti fondamentali.