Questa storia inizia da un pavimento consumato, fatto di antiche cementine, una diversa dall’altra. Un pavimento che ha visto passare i passi frettolosi di generazioni di bambini e che oggi, tra le montagne della Valle Stura, torna a raccontare la vita di una piccola comunità alpina. Siamo a Festiona, frazione di Demonte, a 710 metri di quota in provincia di Cuneo, dove la memoria della vecchia scuola elementare si intreccia con il futuro del territorio.
A riaccendere i riflettori su questo angolo di montagna è stato un reportage pubblicato da La Guida il 30 agosto scorso, che ha ricostruito la trama di ricordi che lega gli abitanti di Festiona ai locali che un tempo ospitavano le aule scolastiche e l'asilo infantile.
Il tempo sospeso di Festiona
Festiona è un luogo che custodisce tracce letterarie e storiche profonde. Nel romanzo "Stella errante", il premio Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio descriveva questo borgo come un rifugio, scrivendo che «a Festiona il tempo scorreva sempre uguale». Eppure, per chi ci è cresciuto, quel tempo era denso di vita, fatica e solidarietà.
Negli anni Sessanta la frazione contava circa cinquecento abitanti. C’erano tre negozi, tre bar, l'ufficio postale, il tabaccaio e, soprattutto, c'erano le scuole organizzate in pluriclassi. In questi contesti, tipici delle aree interne e montane, alunni di età diverse condividevano la stessa aula e lo stesso insegnante, un modello didattico che rappresentava l'unico baluardo contro l'isolamento culturale.
La vita quotidiana tra banchi e severe lezioni
La memoria storica di Adriana, una delle residenti cresciute in quegli anni, restituisce uno spaccato vivido di cosa significasse studiare e vivere a Festiona. Gran parte della vita sociale ruotava attorno alle suore, che gestivano l'asilo e offrivano un punto di riferimento sanitario e assistenziale per l'intera comunità, praticando medicazioni e offrendo rimedi a chi non poteva raggiungere facilmente il fondovalle.
I ricordi scolastici si dividono tra il rigore e la dolcezza delle religiose. Da un lato suor Benigna, severissima custode delle tradizioni, che non esitò ad allontanare dalla chiesa Adriana e le sue sorelle, colpevoli di essersi presentate con i pantaloni lunghi anziché con la gonna. Dall'altro suor Angela, la cuoca, talmente premurosa da aggiungere lo zucchero sul merluzzo pur di convincere i bambini a mangiare.
In quel mondo di montagna, lo studio si alternava precocemente al lavoro. Prima di entrare in classe si raccoglievano le castagne lungo i sentieri; d'estate si aiutavano le famiglie nei pascoli e nella fienagione. Finita la quinta elementare, per molti ragazzi il percorso scolastico si interrompeva per fare spazio all'emigrazione stagionale: molti giovani di Festiona partivano a fine settembre verso la Francia per la vendemmia, rientrando dopo venti giorni con i franchi necessari a sostenere il bilancio familiare.
Dall'aula scolastica alla nuova aggregazione
Con il calo demografico e lo spopolamento delle vallate alpine, l'edificio scolastico di Festiona ha perso nel tempo la sua funzione originaria. Tuttavia, la struttura non è rimasta un guscio vuoto. Recentemente, i locali dell'ex scuola e asilo hanno riaperto le porte grazie all'iniziativa di una giovane del posto, Jessica, che vi ha inaugurato un nuovo locale di ristorazione, battezzato "Il Posto Giusto".
L'operazione non rappresenta soltanto la nascita di un'attività commerciale, ma assume una forte valenza sociale, come sottolineato dal sindaco di Demonte, Adriano Bernardi. Le frazioni montane necessitano di presidi attivi per evitare l'abbandono del territorio.
«La comunità sentiva la necessità di avere nuovamente una struttura, un locale che permettesse allo stesso tempo di acquistare anche qualche genere di prima necessità, ma soprattutto di avere un centro di ritrovo, di incontro»
Adriano Bernardi, sindaco di Demonte
La scommessa dell'amministrazione comunale e dei giovani gestori mira a trasformare l'antico spazio educativo in un moderno centro di socializzazione e aggregazione, dimostrando che la scuola del passato, pur avendo cambiato pelle, può continuare a tenere unite le comunità della montagna piemontese.