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Albert Werbrouck: addio al pioniere dell'informatica a Torino

03 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

Quando Albert Werbrouck arrivò sotto la Mole nel 1960, l'informatica per come la conosciamo oggi semplicemente non esisteva. I computer erano colossi ingombranti confinati in pochissimi laboratori d'avanguardia, i codici venivano incisi su schede perforate e per elaborare calcoli complessi i ricercatori dovevano affrontare lunghi viaggi fino al centro di ricerca di Ispra. La scomparsa del docente all'età di 92 anni chiude una pagina memorabile per la storia accademica dell'Università di Torino e per l'intero panorama scientifico italiano.

Annunciando la sua morte, il Dipartimento di Informatica dell'Ateneo piemontese ha voluto ricordarne non solo la statura di studioso, ma l'impronta umana lasciata in oltre un trentennio di insegnamento. Werbrouck fu infatti la figura chiave capaci di accompagnare l'università torinese dalla fisica sperimentale dei primi anni Sessanta fino all'istituzione di un corso di laurea e di un dipartimento interamente dedicati alla nuova scienza del calcolo.

Dagli Stati Uniti alla Torino dei grandi calcolatori

La storia d'amore tra Albert Werbrouck e la città di Torino cominciò da molto lontano. Dopo la formazione accademica negli Stati Uniti presso la Rockhurst University e il conseguimento del dottorato in fisica sperimentale alla prestigiosa Princeton University, Werbrouck giunse in Italia nell'anno accademico 1960-1961 come Fulbright Scholar. L'obiettivo iniziale era svolgere attività di ricerca in fisica delle alte energie presso l'Ateneo torinese.

Erano gli anni pionieristici del calcolo scientifico. Werbrouck portò con sé competenze innovative in un momento in cui gli atenei italiani stavano appena intuendo le potenzialità dell'elaborazione elettronica. Nel 1962 l'Istituto di Fisica Teorica si dotò di un ELEA 6001 dell'Olivetti, ma il vero salto di qualità avvenne nell'anno accademico 1966-1967 con la nascita del Centro di Calcolo dell'Università di Torino, installato nei sotterranei degli Istituti di Fisica in corso Massimo d'Azeglio.

Il cuore operativo di quella stagione fu l'IBM 360/44: un gigante da 128 KByte di memoria che occupava oltre cento metri quadrati. Gli studenti e i ricercatori componevano i programmi scheda per scheda e li consegnavano ai tecnici di sala; un solo errore di battitura significava dover ripartire da zero il giorno successivo. Werbrouck fu tra i principali animatori di quella stagione di transizione.

La nascita dell'Informatica accademica e la direzione dell'Istituto

Con il passare degli anni, il calcolo automatico smise di essere un semplice strumento di supporto per i fisici e diventò una disciplina scientifica autonoma. Werbrouck intuì precocemente questo cambiamento, dedicando la propria attività didattica e di ricerca ai microprocessori, all'elaborazione numerica dei segnali, alla grafica computerizzata e all'architettura dei processori.

Nell'anno accademico 1970-1971 l'Università di Torino attivò il Corso di Laurea in Scienze dell'Informazione, intercettando una domanda di formazione tecnica in fortissima crescita. Succedendo a Luigi Petrone, Werbrouck assunse la direzione dell'Istituto di Scienze dell'Informazione con un compito istituzionale delicato e decisivo: guidare la struttura verso la trasformazione in un Dipartimento universitario vero e proprio.

Il traguardo fu raggiunto nel gennaio del 1984 con la nascita ufficiale del Dipartimento di Informatica dell'Università di Torino. Proprio in quell'anno si registrò un vero e proprio boom di iscrizioni: le sole matricole di Scienze dell'Informazione toccarono quota 937, portando gli iscritti complessivi a 2.543 e spingendo l'Ateneo a riorganizzare gli spazi con il successivo consolidamento della sede al Centro Piero della Francesca.

L'eredità di un maestro

Negli anni Ottanta la tecnologia continuò a evolversi rapidamente: all'Ateneo arrivarono i sistemi VAX 11/780 e venne adottato il sistema operativo UNIX, una scelta di campo aperta e lungimirante in un'epoca dominata dai software proprietari.

Attraverso tutte queste stagioni tecnologiche, il professor Werbrouck è rimasto un punto di riferimento costante per generazioni di studenti e colleghi. Come sottolineato dal Dipartimento di Informatica nel suo cordoglio, il suo ricordo rimane legato alla disponibilità quotidiana, alla curiosità intellettuale e a uno stile personale improntato al rigore e alla generosità didattica, che hanno contribuito a fondare la cultura informatica a Torino.

Tags: cronaca universita ricerca
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