Oggi, martedì 1 settembre 2026, comincia ufficialmente il nuovo anno scolastico. Per migliaia di docenti precari in tutta Italia è il giorno dell'attesa, delle graduatorie da consultare con il fiato sospeso e della speranza di una supplenza annuale. Per Fabio Bernt, quarantunenne di Gorizia, questo primo settembre ha invece un sapore completamente diverso: nessun algoritmo da monitorare, nessuna cattedra da rincorrere. Dopo sette anni trascorsi a insegnare scienze motorie nelle scuole superiori, ha deciso di dire basta, lasciando definitivamente il mondo dell'istruzione per intraprendere un mestiere antico e artigianale: lo spazzacamino.
Sette anni di precariato e la scelta di cambiare vita
La storia di Fabio Bernt, raccontata in un'intervista al Messaggero Veneto, è lo specchio di una realtà che molti docenti italiani conoscono fin troppo bene. Per sette anni Bernt ha lavorato con contratti a tempo determinato, saltando da una supplenza all'altra, affrontando la perenne incertezza di non sapere dove avrebbe insegnato l'anno successivo, né se avrebbe avuto uno stipendio stabile nei mesi estivi.
A pesare sulla sua decisione non è stata la mancanza di passione per l'insegnamento o per il rapporto con gli studenti, ma l'impossibilità di costruire un progetto di vita solido. Con un costo della vita in costante aumento e stipendi d'ingresso che per i docenti italiani rimangono tra i più bassi d'Europa, la prospettiva di continuare a orbitare nel limbo del precariato è diventata insostenibile.
"La scuola mi piaceva, ma il sistema ti logora. Non è possibile vivere nell'incertezza costante, senza poter pianificare il futuro e con uno stipendio che non ti permette di affrontare serenamente le spese quotidiane", ha spiegato l'ex docente.
Dalla cattedra ai tetti: una nuova stabilità economica
La svolta è arrivata quando Fabio ha saputo che uno storico spazzacamino di Gorizia stava per andare in pensione e cercava qualcuno a cui cedere l'attività. Senza pensarci due volte, l'ex insegnante ha deciso di investire su se stesso: ha seguito i corsi di formazione necessari, ha appreso i segreti del mestiere e ha rilevato l'azienda.
Oggi Bernt si occupa di pulizia e manutenzione di canne fumarie, stufe e caminetti. Un lavoro manuale, faticoso e che richiede grande precisione, ma che gli sta regalando soddisfazioni professionali ed economiche che la scuola pubblica non era più in grado di offrirgli.
- Stabilità finanziaria: Un'attività autonoma avviata garantisce entrate regolari e commisurate all'impegno effettivo.
- Autonomia gestionale: Niente più scadenze burocratiche ministeriali, riunioni di dipartimento o attese estenuanti per le nomine da GPS.
- Riconoscimento sociale immediato: Il lavoro dello spazzacamino è fondamentale per la sicurezza domestica e i clienti ne riconoscono subito il valore pratico.
La fuga dei cervelli (e dei docenti) dalla scuola pubblica
Quello di Fabio Bernt non è un caso isolato, ma il sintomo di un malessere profondo che attraversa la scuola italiana. Ogni anno sono centinaia i docenti, sia precari sia di ruolo, che decidono di rassegnare le dimissioni per dedicarsi ad altre professioni nel settore privato o nell'artigianato.
Secondo le analisi periodiche fornite dai principali sindacati di categoria, come la FLC CGIL, il tasso di abbandono tra il personale docente è alimentato da un mix di fattori: stipendi inadeguati rispetto alla media europea, un carico burocratico sempre più opprimente e l'assenza di percorsi di stabilizzazione rapidi e lineari. Molti professionisti qualificati scelgono così di mettere le proprie competenze al servizio di settori capaci di garantire una reale valorizzazione del lavoro.
Mentre la campanella del nuovo anno scolastico si appresta a suonare, la storia di Fabio Bernt rimane un monito silenzioso per le istituzioni: finché la professione docente non tornerà a essere valorizzata, economicamente e socialmente, la scuola continuerà a perdere alcune delle sue risorse migliori, costrette a cercare la propria stabilità lontano dalle aule scolastiche.




