L’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 nel Lazio rischia di aprirsi sotto il segno dell’emergenza climatica. La Cisl Lazio e la Cisl Scuola Lazio hanno inviato oggi, lunedì 31 agosto 2026, una richiesta formale di incontro urgente al Presidente della Regione, Francesco Rocca, e all’assessore a Lavoro, Università e Scuola, Giuseppe Schiboni, per affrontare il problema delle temperature estreme all'interno degli edifici scolastici.

La sollecitazione nasce dalle numerose segnalazioni giunte negli ultimi giorni da parte di dirigenti, docenti e famiglie, preoccupati per condizioni ambientali che rendono difficile, se non pericoloso, lo svolgimento delle attività didattiche e amministrative. Secondo il sindacato, non si tratta più di una criticità episodica, ma di un problema strutturale che richiede una programmazione di lungo periodo.

La richiesta del sindacato: tutela della salute e sicurezza

Al centro della missiva inviata ai vertici della Pisana c'è la necessità di tutelare la salute e la sicurezza di chi vive la scuola quotidianamente. Con termometri che spesso superano i 30 gradi all'interno delle aule, la Cisl sottolinea come il benessere termometrico sia un requisito fondamentale non solo per l'apprendimento degli studenti, ma anche per la dignità del lavoro del personale docente e ATA.

Le segreterie regionali, guidate da Enrico Coppotelli (Cisl Lazio) e Maria Rosaria Maiorino (Cisl Scuola Lazio), chiedono l'istituzione di un tavolo tecnico permanente. L'obiettivo è duplice:

  • Individuare soluzioni tampone immediate per i primi giorni di lezione a settembre;
  • Definire un piano di investimenti regionali per l'efficientamento energetico e la climatizzazione degli istituti.

Un patrimonio edilizio fragile

Il problema delle "aule roventi" nel Lazio è strettamente legato allo stato dell'edilizia scolastica regionale. Molti edifici, in particolare nelle aree urbane di Roma e nelle province di Latina e Frosinone, risalgono a decenni fa e presentano un isolamento termico inadeguato. Durante le ondate di calore, che negli ultimi anni si sono fatte più frequenti e prolungate anche nel mese di settembre, queste strutture si trasformano in vere e proprie "trappole di calore".

La Cisl evidenzia che, senza interventi mirati della Regione Lazio, il rischio è quello di assistere a malori tra gli studenti più fragili o a una riduzione forzata dell'orario scolastico, con conseguenti disagi per le famiglie.

"Non possiamo permettere che l'inizio dell'anno scolastico sia condizionato dall'impossibilità di restare in classe. Serve un piano che vada oltre l'emergenza, con risorse certe per la ventilazione meccanica controllata e il raffrescamento degli ambienti", spiegano i rappresentanti sindacali.

Cosa aspettarsi per le prossime settimane

L'attenzione resta alta in vista della prima campanella. Se la Regione Lazio accoglierà la richiesta di incontro, il confronto potrebbe portare allo stanziamento di fondi straordinari o a linee guida specifiche per i Comuni e le Province, che hanno la competenza diretta sulla manutenzione degli stabili (rispettivamente per il primo e secondo ciclo).

Per il personale scolastico, la questione si intreccia anche con le norme sulla sicurezza sul lavoro previste dal D.Lgs 81/08. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) sono già in allerta per monitorare le temperature nei plessi e segnalare eventuali superamenti dei limiti di tollerabilità, che potrebbero portare alla richiesta di sospensione delle attività nei casi più critici.

Al momento, dalla Regione Lazio non è ancora giunta una replica ufficiale, ma la pressione delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dei genitori sta crescendo, chiedendo che il diritto allo studio sia garantito in ambienti idonei e salubri.