Sofy Maglie è concentrata, il respiro segue il ritmo preciso con cui versa gli ingredienti nel mixer. Attorno a lei, il brusio della sala svanisce finché non posa il bicchiere: ha appena completato il suo "Aurora d’estate", un mix di latte di mandorla, cocco, limone e granatina. Quando il pubblico del "Rocco Chinnici" di Nicolosi esplode in un applauso, Sofy quasi si schernisce, incrociando lo sguardo della sua compagna Lucia. Non è solo un cocktail; è la dimostrazione plastica di come la scuola possa trasformare la disabilità in competenza professionale.

Si è concluso con questo spirito il primo trofeo “Io barman speciale”, una manifestazione che ha visto diciotto studenti provenienti da nove istituti alberghieri della Sicilia sfidarsi non solo per un premio, ma per abbattere i pregiudizi che ancora troppo spesso circondano l’inserimento lavorativo dei ragazzi con bisogni educativi speciali.

La vittoria di Noemi e il sogno della ristorazione

A trionfare in questa prima edizione è stata Noemi Calleri, 18 anni, studentessa dell’Istituto "Paolo Calleri" di Pachino. La sua creazione, battezzata "Brezza Marina" — a base di succo d’arancia e pompelmo, sciroppo di banana e ginger ale, con una guarnizione di rosmarino — ha convinto la giuria per equilibrio e presentazione.

«Sono felicissima», ha dichiarato Noemi a margine della premiazione. «Questa scuola mi è piaciuta subito moltissimo e il mio sogno è lavorare in un ristorante, in cucina o dietro un bancone. Vorrei fare esperienze anche fuori dalla Sicilia». Le sue parole danno voce a una generazione di studenti che chiede alla scuola non solo accoglienza, ma strumenti reali per l’autonomia. Accanto a lei, storie come quelle di Martina e Marco del "Karol Wojtyla" di Catania confermano che la passione per la sala e l’enogastronomia è un motore potente per superare le barriere comunicative e relazionali.

Oltre la competizione: il nodo del lavoro

Nonostante l'entusiasmo della gara, il mondo reale presenta ancora ostacoli significativi. Se la scuola riesce a includere e formare, il passaggio al mercato del lavoro resta il momento più critico, specialmente nel Mezzogiorno. Il torneo, ideato dai docenti Salvatore Scuto e Davide Patanè, nasce proprio per accendere un faro su questo "limbo" post-diploma.

«La nostra scuola è molto inclusiva e il nostro obiettivo è formare questi ragazzi. Questa non è una gara tra disabili, ma un’occasione per consentire loro di acquisire e mostrare competenze reali», spiega Salvatore Distefano, dirigente scolastico dell'Istituto "Chinnici" di Nicolosi.

Il professor Patanè non nasconde le difficoltà: «Ancora oggi non tutte le aziende sono disposte ad accogliere questi ragazzi dietro un bancone. Non comprendono che dare loro questa possibilità sarebbe un punto di merito per l’attività stessa. Noi ci proviamo in tutti i modi: due dei nostri ex studenti stanno già lavorando, anche se per ora solo saltuariamente».

Istituti in rete per una cittadinanza attiva

L'iniziativa ha coinvolto una rete fitta di scuole del territorio catanese e siracusano, unite dal desiderio di onorare la memoria della professoressa Maria Patti, scomparsa lo scorso dicembre, a cui il trofeo è intitolato. Gli istituti che hanno preso parte alla sfida sono:

  • Karol Wojtyla (Catania)
  • Istituto Pestalozzi (Catania)
  • Rocco Chinnici (Nicolosi)
  • Fermi Eredia (Catania)
  • Giovanni Falcone (Giarre)
  • Paolo Calleri (Pachino)

Il professor Luciano Sigona, referente del "Calleri" di Pachino, sottolinea come l'obiettivo finale sia l'autosufficienza: «Partecipiamo a molti concorsi perché vogliamo creare inclusione vera, non solo a parole. Dobbiamo fare opera di istruzione anche con le aziende del territorio. Esistono modelli che funzionano, come PizzAut in Brianza, dove i ragazzi diventano cittadini attivi con un'occupazione e un ruolo sociale».

Per approfondire le linee guida ministeriali sull'inclusione degli alunni con disabilità, è possibile consultare l'area dedicata sul portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito. La sfida lanciata da Nicolosi è chiara: la scuola ha fatto la sua parte, ora tocca al mondo del lavoro rispondere.