In vista del rientro in aula di settembre, a Milano la macchina dell'istruzione non riguarda solo gli istituti scolastici tradizionali, ma coinvolge anche una solida rete territoriale di sostegno allo studio. Nel capoluogo lombardo sono infatti oltre 8.000 i minori seguiti quotidianamente da 226 presìdi educativi extrascolastici, gestiti da associazioni, parrocchie ed enti del Terzo settore per contrastare la dispersione scolastica e supportare le famiglie in difficoltà socio-economica.
A tracciare il quadro dettagliato di questo universo educativo è un'indagine condotta dalla Rete doposcuola milanese in collaborazione con il centro di ricerca sociale Codici. Lo studio ha analizzato i dati relativi alle iscrizioni dell'anno scolastico 2025/26 e ha raccolto le risposte di un campione rappresentativo di 458 studenti che frequentano regolarmente questi centri.
I numeri della povertà educativa e delle disuguaglianze digitali
I dati emersi dalla rilevazione mostrano chiaramente come per molti bambini e adolescenti milanesi — in prevalenza alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado, con un'età media compresa tra i 12 e i 13 anni — lo studio casalingo presenti notevoli ostacoli materiali e logistici:
- 21% dei ragazzi dichiara di non disporre a casa di uno spazio idoneo e tranquillo per studiare (il 24% del campione vive in famiglie numerose);
- 18% degli studenti non possiede un computer, nemmeno in condivisione con altri componenti della famiglia;
- 15% dei minori risulta completamente privo di dispositivi digitali personalizzati o di rete;
- 42% dei frequentanti parla in famiglia una lingua diversa dall'italiano;
- 63% degli iscritti ha una cittadinanza non italiana, anche se circa il 70% di loro è nato in Italia.
Dal punto di vista della distribuzione geografica sul territorio urbano, ben il 59% degli iscritti si concentra nei servizi attivi nei Municipi 6, 7, 8 e 9, aree cittadine in cui le esigenze di inclusione sociale e supporto alle famiglie risultano storicamente più elevate.
Il ruolo degli educatori e il clima relazionale
Accanto al supporto nello svolgimento dei compiti scolastici, il doposcuola rappresenta un punto di riferimento affettivo e relazionale fondamentale per gli adolescenti. La presenza sul campo di 547 educatori professionali e 2.249 volontari consente di costruire percorsi individualizzati fondati sulla fiducia e sull'ascolto attivo.
Mettendo a confronto la percezione degli studenti tra l'ambiente scolastico formale e il contesto del doposcuola, il sondaggio evidenzia differenze significative sul piano del benessere emotivo:
| Dimensione relazionale | Nel doposcuola | A scuola |
|---|---|---|
| Si sente accettato per quello che è | 91% | 58% |
| Dichiara di fidarsi molto o abbastanza delle figure adulte | 81% | 56% |
| Ritiene che l'adulto sia interessato a lui come persona | 88% | 71% |
Come evidenziato dai responsabili della Rete doposcuola, sostenuta dalla Fondazione Cariplo nell'ambito del programma QuBì, il presidio extrascolastico diventa un luogo protetto in cui i ragazzi non si limitano a completare le consegne scolastiche, ma trovano uno spazio concreto in cui sentirsi riconosciuti e valorizzati nelle proprie specificità.
L'alleanza con le istituzioni territoriali
L'esperienza maturata nei quartieri dimostra come la sinergia tra scuola, Terzo settore e istituzioni locali sia determinante per prevenire l'isolamento sociale e recuperare casi di vulnerabilità, dal mutismo selettivo alle difficoltà di concentrazione e gestione dell'ansia.
Il coordinatore della Rete doposcuola milanese, Dario Anzani, ha sottolineato l'importanza di consolidare questo modello d'intervento:
«Un lavoro spesso silenzioso ma essenziale per la crescita di migliaia di ragazze e ragazzi. Per questo auspichiamo di poter collaborare in modo sempre più strutturato con il Comune, costruendo un’alleanza capace di riconoscere e sostenere con continuità questo patrimonio educativo diffuso. Rafforzare insieme i doposcuola significa investire in equità educativa e prendersi cura, in modo concreto e condiviso, delle opportunità e del futuro dei più giovani.»
La sfida per i prossimi mesi sarà dunque quella di integrare sempre più strettamente le attività svolte dalle scuole statali durante l'orario curricolare con la rete capillare di doposcuola attivi sui territori, garantendo continuità educativa ed eguaglianza delle opportunità di partenza per tutti gli studenti.