L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità non può essere condizionata dalle disponibilità economiche dei Comuni né da carenze organizzative. A ridosso dell'avvio del nuovo anno scolastico, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) richiama l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di garantire pienamente il diritto allo studio, in particolare nella delicatissima fascia d'età zero-sei anni.
Il tema dell'assistenza specialistica e del sostegno scolastico torna al centro del dibattito in un momento cruciale per la pianificazione delle attività didattiche. Troppo spesso, infatti, le famiglie si trovano a dover lottare contro riduzioni di orario o carenze di personale giustificate dagli enti locali con la scarsità di risorse finanziarie nei bilanci comunali. Una prassi che contrasta apertamente con i principi costituzionali e con la giurisprudenza consolidata.
La giurisprudenza: i diritti non si piegano ai bilanci
La questione dell'insufficienza di risorse destinate all'inclusione scolastica ha già visto pronunciarsi la magistratura a più riprese. Una storica pronuncia della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un minore a cui era stata ridotta la frequenza scolastica proprio a causa di un numero insufficiente di ore di sostegno. Questa vicenda, come evidenziato dal Cnddu, mette in luce un divario sistemico tra i diritti formalmente riconosciuti sulla carta e la reale capacità dello Stato e degli enti locali di fornire gli strumenti necessari per tradurli in pratica.
Inoltre, la Corte Costituzionale, con la celebre sentenza n. 275 del 2016, ha stabilito un principio invalicabile: è il bilancio a dover essere modulato per garantire i diritti costituzionali delle persone con disabilità, e non viceversa. Non è possibile, quindi, invocare la mancanza di fondi per negare o limitare il diritto all'istruzione e all'integrazione degli studenti fragili.
L'appello del Cnddu per la fascia zero-sei anni
Il presidente del Cnddu, il professor Romano Pesavento, ha sottolineato come le carenze di personale o le difficoltà di bilancio degli enti locali non possano in alcun modo tradursi in una penalizzazione per i più piccoli. L'attenzione del Coordinamento si concentra in particolare sugli asili nido e sulle scuole dell'infanzia:
«L'inclusione scolastica dei bambini con disabilità non può essere considerata un lusso subordinato alle disponibilità di bilancio o alle carenze organizzative. Garantire l’inclusione significa permettere a ogni bambino di frequentare con continuità, partecipare e costruire relazioni. È sulla capacità di trasformare le leggi in un'esperienza educativa quotidiana che si misura, concretamente, la civiltà delle nostre istituzioni»
Secondo Pesavento, il rischio attuale è duplice: da un lato, limitarsi a vuote dichiarazioni di principio senza stanziare le risorse necessarie; dall'altro, far dipendere la dignità di un diritto fondamentale dalla disponibilità economica del momento di ciascun Comune, creando inaccettabili disparità tra territori.
Superare la logica dell'emergenza
Per garantire un sistema scolastico realmente inclusivo, il Cnddu invita a superare una volta per tutte la logica dell'emergenza. La presenza di alunni con esigenze differenti non deve essere trattata come un evento eccezionale o imprevisto, bensì come una componente ordinaria della programmazione scolastica.
Questo cambio di paradigma richiede diversi interventi chiave:
- Programmazione strutturale: l'inclusione deve essere integrata stabilmente nei piani triennali dell'offerta formativa (PTOF) e nei bilanci preventivi degli enti locali, senza dover ricorrere a continui stanziamenti d'urgenza.
- Formazione globale: non basta assegnare un monte ore di sostegno o assistenza specialistica. È necessario che l'intero ambiente educativo sia preparato e formato per accogliere e valorizzare la diversità.
- Sinergia territoriale: le scuole devono poter dialogare in modo stabile e coordinato con le famiglie e con i servizi sociosanitari del territorio, creando una rete di supporto reale intorno all'alunno.
Cosa fare adesso: il ruolo del PEI e la tutela delle famiglie
In vista dell'inizio delle lezioni a settembre, le istituzioni scolastiche sono chiamate a definire con precisione i Piani Educativi Individualizzati (PEI). Il PEI rappresenta lo strumento fondamentale per quantificare le ore di sostegno e di assistenza specialistica necessarie per ciascun alunno, sulla base dell'effettivo profilo di funzionamento.
Le famiglie hanno il diritto di pretendere che le ore stabilite all'interno del PEI vengano interamente garantite fin dai primi giorni di scuola. Qualora si verifichino riduzioni arbitrarie dovute a carenze di organico o a decisioni degli enti locali legate ai bilanci, i genitori possono rivolgersi agli uffici scolastici territoriali o, se necessario, attivare le tutele legali per via amministrativa per richiedere l'adeguamento immediato delle ore spettanti, come previsto dalla normativa vigente e in particolare dalla Legge 104/1992.