L'avvio del nuovo anno scolastico a Vicenza porta con sé un acceso dibattito sui tempi della scuola e sulla riorganizzazione dei servizi sul territorio. La progressiva adozione della settimana corta (con lezioni concentrate dal lunedì al venerdì) in molti istituti superiori della provincia sta sollevando forti preoccupazioni tra le famiglie e i rappresentanti dei lavoratori, a causa del conseguente allungamento dell'orario scolastico pomeridiano fino alle 16:00 o alle 17:00.
La riorganizzazione del trasporto scolastico provinciale, pensata per adeguarsi alla chiusura delle scuole il sabato, rischia infatti di trasformarsi in un percorso a ostacoli per migliaia di studenti, in particolare per i pendolari. Sulla vicenda è intervenuta duramente la sigla sindacale FLC CGIL, mentre la Prefettura di Vicenza ha avviato verifiche per fare chiarezza sulle modalità con cui il nuovo assetto orario è stato introdotto nei singoli istituti.
Il nodo dell'orario: perché si rischia di uscire alle 17:00
Il passaggio ai cinque giorni di lezione presenta complessità molto diverse a seconda dell'indirizzo di studio. Se per molti licei, caratterizzati da un monte ore settimanale più contenuto (tra le 27 e le 30 ore), la transizione non comporta stravolgimenti drammatici, la situazione cambia radicalmente per gli istituti tecnici e professionali.
In queste scuole il quadro orario prevede dalle 32 alle 36 ore settimanali. Senza la giornata del sabato, per coprire il monte ore obbligatorio i dirigenti scolastici sono costretti a distribuire le lezioni sui cinque giorni feriali, introducendo rientri pomeridiani obbligatori o prolungando l'orario mattutino. Di fatto, gli studenti si trovano ad affrontare giornate con sette o otto ore di lezione, uscendo da scuola a pomeriggio inoltrato.
L'allarme dei sindacati sulla tenuta della didattica
La FLC CGIL di Vicenza ha espresso una netta contrarietà a questa modalità di gestione del tempo scuola, evidenziando come giornate così lunghe compromettano il benessere degli studenti e la qualità dell'apprendimento. Secondo il sindacato, sottoporre gli adolescenti a turni di lezione che terminano alle 16:00 o alle 17:00 è pedagogicamente controproducente.
"La soglia di attenzione degli studenti cala drasticamente dopo le prime cinque o sei ore di lezione. Costringerli a rimanere in aula fino al tardo pomeriggio non garantisce una didattica efficace e priva i ragazzi del tempo necessario per lo studio individuale, il recupero psicofisico, lo sport e la socialità."
Il sindacato sottolinea inoltre che la scelta della settimana corta non dovrebbe essere dettata esclusivamente da esigenze di risparmio energetico degli enti locali o da necessità di ottimizzazione dei flussi dei trasporti, ma dovrebbe mettere sempre al centro il diritto allo studio e la qualità dell'offerta formativa.
La penalizzazione degli studenti pendolari
Il problema più critico riguarda gli studenti pendolari, che rappresentano una quota altissima della popolazione scolastica degli istituti superiori di Vicenza, polo di attrazione per l'intera provincia (dall'Alto Vicentino al Bassanese, fino all'Ovest Vicentino).
Per un ragazzo che risiede fuori città, un'uscita da scuola fissata alle 17:00 si traduce, tabelle orarie dei mezzi pubblici alla mano, in un rientro a casa non prima delle 18:30 o delle 19:00. Questa dinamica rischia di creare una discriminazione di fatto, rendendo quasi impossibile per i pendolari conciliare i tempi di viaggio con lo studio domestico e le attività extra-scolastiche.
Le verifiche della Prefettura sulle delibere delle scuole
Accanto ai disagi logistici e didattici, si profila anche una questione di metodo e di rispetto delle prerogative degli organi collegiali. La FLC CGIL ha infatti sollevato forti dubbi sulla regolarità dei passaggi formali che hanno portato all'adozione della settimana corta in alcune scuole della provincia.
Secondo le segnalazioni, in diversi casi la decisione sarebbe stata assunta in modo affrettato, senza un reale e approfondito coinvolgimento dei collegi dei docenti, dei consigli d'istituto e delle assemblee dei genitori, talvolta recependo passivamente le indicazioni sulla rimodulazione dei trasporti.
Su questo delicato aspetto si è attivata la Prefettura di Vicenza, che nell'ambito del tavolo di coordinamento scuola-trasporti sta monitorando la situazione. L'obiettivo è verificare la legittimità delle delibere adottate e, al contempo, sollecitare un confronto tra l'Ufficio Scolastico Territoriale, la Provincia, la Società Vicentina Trasporti (SVT) e le singole dirigenze scolastiche per trovare soluzioni organizzative che riducano al minimo l'impatto sugli studenti.
Cosa succede adesso
Con l'avvicinarsi della metà di settembre e del rientro ufficiale in classe, la pressione sulle istituzioni locali è altissima. Le famiglie chiedono correttivi urgenti, come la rimodulazione delle corse dei bus per evitare attese prolungate fuori dai cancelli delle scuole e la riduzione della durata della singola ora di lezione (portandola ad esempio a 50 o 55 minuti) per consentire uscite anticipate senza intaccare il monte ore complessivo. Nelle prossime settimane si capirà se i tavoli di concertazione riusciranno a produrre le flessibilità necessarie per scongiurare un inizio d'anno all'insegna dei disagi.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito vipiu.it.




