Con l'avvio del nuovo anno scolastico, si accende un duro scontro sulla gestione delle riunioni a distanza degli organi collegiali nelle scuole italiane. Il dibattito intorno all'accordo integrativo tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL – un'intesa che tuttavia non risulta ancora formalmente pubblicata o confermata in via definitiva a livello nazionale – rischia di scatenare un'ondata di ricorsi amministrativi. A guidare la protesta è la ferma opposizione di USB Scuola, che definisce i termini del confronto un attacco diretto alla democrazia interna e all'autonomia delle istituzioni scolastiche.

La polemica nasce dalla regolamentazione delle modalità telematiche per le riunioni di organi fondamentali come il Collegio dei Docenti, i Consigli di Classe e i Consigli d'Istituto. Secondo la sigla autonoma, l'attuale schema di regole in discussione comprime i diritti di docenti e personale ATA, limitando la flessibilità organizzativa che negli ultimi anni aveva semplificato la conciliazione tra lavoro e vita privata.

Il nodo del contendere: cosa prevede l'accordo

L'accordo nazionale integrativo, qualora venisse formalizzato, punterebbe a definire un quadro omogeneo per lo svolgimento delle riunioni a distanza, un tema rimasto in sospeso dopo la fine dello stato di emergenza sanitaria e demandato dall'articolo 44 del CCNL alla contrattazione integrativa. Il testo punta a stabilire i criteri e i limiti entro cui le scuole possono deliberare l'utilizzo delle piattaforme online per le proprie attività collegiali.

Tuttavia, l'impianto dell'intesa non piace a tutti. Il Ministero, guidato da Giuseppe Valditara, ha cercato di porre un freno all'uso della modalità telematica, reintroducendo una forte preferenza per la presenza fisica, in particolare per i momenti deliberativi più rilevanti. Una scelta che, per i sostenitori, garantisce la qualità del dibattito pedagogico, ma che per le voci dissenzienti rappresenta un inutile passo indietro burocratico.

Cosa cambia in concreto per il personale scolastico

Ma cosa cambierebbe effettivamente per i lavoratori della scuola? Attualmente, in assenza di un accordo nazionale definitivo e pubblicato, la gestione delle riunioni online è demandata all'autonomia scolastica. Ogni istituto, tramite delibera del Collegio dei Docenti e del Consiglio d'Istituto, adotta un proprio regolamento per lo svolgimento delle sedute a distanza.

La questione è di fondamentale importanza pratica, in particolare per i docenti pendolari, i docenti con contratti su più scuole e il personale ATA. La possibilità di partecipare da remoto ai Consigli di Classe o alle riunioni informative riduce drasticamente i tempi e i costi di trasporto. D'altro canto, l'amministrazione preme per il ritorno in presenza per assicurare la massima collegialità e superare le criticità legate alla validità legale delle votazioni online e alla stabilità tecnica dei collegamenti.

La dura critica di USB Scuola: "Democrazia compressa"

La reazione di USB Scuola è stata immediata e senza sconti. Come si legge nel documento sindacale diffuso anche sull'albo del Liceo Gramsci Amaldi, l'ipotesi di accordo viene contestata duramente poiché andrebbe a "comprimere le libertà democratiche" dei lavoratori della scuola.

Le principali critiche sollevate dalla sigla autonoma riguardano tre aspetti chiave:

  • La limitazione dell'autonomia scolastica: secondo USB, la decisione sulle modalità di svolgimento delle riunioni (in presenza, online o in forma mista) spetta esclusivamente ai singoli organi collegiali, che dovrebbero potersi autoregolare senza vincoli rigidi calati dall'alto.
  • Il carico di lavoro e i trasporti: l'obbligo di presenza per riunioni che potrebbero essere svolte agevolmente a distanza penalizza fortemente i docenti pendolari e i lavoratori con carichi di cura familiare, aumentando i costi di trasferta e i tempi di lavoro non retribuito.
  • I requisiti tecnici stringenti: le regole imposte per garantire la validità delle sedute online (como il controllo costante della connessione e le modalità di voto) vengono viste come potenziali strumenti di controllo e di contestazione formale contro i lavoratori.

Il risco di contenzioso legale per le scuole

Il timore più grande per i dirigenti scolastici e per l'amministrazione è che questo accordo si trasformi in un boomerang legale. USB Scuola ha già annunciato di essere pronta a impugnare i regolamenti d'istituto che applicheranno in modo restrittivo le linee guida ministeriali, qualora queste contrastino con le prerogative sovrane del Collegio dei Docenti.

Il rischio concreto è che ogni delibera approvata in modalità mista o interamente online possa essere oggetto di ricorso al TAR o al Giudice del Lavoro da parte di singoli docenti o della stessa sigla sindacale, paralizzando l'attività amministrativa delle scuole proprio all'inizio dell'anno scolastico. Al centro del potenziale contenzioso c'è il rispetto del DPR 275/1999, il regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, che tutela il potere di autorganizzazione dei singoli istituti.

Cosa cambia adesso per docenti e ATA

In attesa di capire se i ricorsi paventati si tradurranno in reali battaglie giudiziarie, nelle prime settimane di settembre i Collegi dei Docenti saranno chiamati a discutere e approvare i propri regolamenti interni per il funzionamento delle riunioni a distanza.

Per il personale scolastico, il consiglio pratico è di monitorare attentamente l'ordine del giorno delle prime sedute di inizio anno. Sarà fondamentale verificare che il regolamento proposto dal Dirigente Scolastico non limiti eccessivamente la possibilità di ricorrere al collegamento online, soprattutto per i Consigli di Classe straordinari o per le riunioni di carattere puramente informativo, salvaguardando così il diritto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito istorrente.edu.it.