Gli stipendi del personale ATA della scuola italiana restano i più bassi dell'intera Pubblica Amministrazione, con una penalizzazione economica che può raggiungere i 10.000 euro lordi all'anno rispetto a dipendenti con mansioni equivalenti in altri comparti statali. A lanciare l'allarme è l'Anief, che evidenzia come questa forbice retributiva colpisca con estrema severità soprattutto i collaboratori scolastici e i lavoratori precari, privi di adeguate tutele e indennità accessorie.
Con l'avvicinarsi dell'inizio dell'anno scolastico 2026/2027, il tema delle retribuzioni dei lavoratori non docenti torna al centro del dibattito sindacale. Nonostante l'impegno quotidiano per garantire il funzionamento, la sicurezza e la digitalizzazione delle scuole, gli assistenti amministrativi, i tecnici e i collaboratori scolastici continuano a percepire compensi che li collocano, di fatto, come la "maglia nera" del pubblico impiego in Italia.
I numeri del divario: perché gli ATA guadagnano meno
Il nocciolo della questione risiede nella struttura stessa della retribuzione dei dipendenti scolastici. A differenza di quanto avviene nei ministeri, nelle agenzie fiscali o negli enti locali, nel comparto Istruzione e Ricerca le indennità fisse e il salario accessorio sono ridotti ai minimi termini. Se un assistente amministrativo nella scuola svolge mansioni contabili e gestionali complesse, un suo omologo in un altro ministero beneficia di indennità di amministrazione che aumentano sensibilmente la busta paga mensile.
Secondo le stime diffuse dal sindacato, questa differenza si traduce in un divario annuo che oscilla tra i 5.000 e i 10.000 euro lordi. Una distanza siderale che non trova giustificazione nel livello di responsabilità richiesto, specialmente oggi che le segreterie scolastiche sono sovraccariche di adempimenti legati all'attuazione del PNRR e alla gestione burocratica ordinaria.
Collaboratori scolastici e precari: i soggetti più penalizzati
La situazione si fa ancora più drammatica per i collaboratori scolastici. Lo stipendio base di questa categoria sfiora appena i 1.100-1.200 euro netti al mese per i neoassunti. Si tratta di cifre che, a fronte del caro vita e dell'inflazione registrata negli ultimi anni, espongono moltissimi lavoratori a una condizione di sostanziale povertà relativa, soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord.
A pagare il prezzo più alto sono però i supplenti temporanei. I precari della scuola con contratti brevi spesso non vedono riconosciuto in busta paga il Compenso Individuale Accessorio (CIA), un'indennità che spetta invece al personale di ruolo e ai supplenti annuali (fino al 30 giugno o 31 agosto). Sebbene numerose sentenze della Corte di Cassazione abbiano stabilito che la CIA spetti anche a chi effettua supplenze brevi, l'allineamento automatico da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito non è ancora una realtà, costringendo i lavoratori a ricorrere alle vie legali per ottenere quanto dovuto.
Il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, ha commentato duramente la situazione in una nota ufficiale:
"Non è accettabile che chi fa funzionare le nostre scuole ogni giorno riceva stipendi da fame, inferiori di migliaia di euro rispetto a chi svolge lo stesso lavoro in altri uffici pubblici. Chiediamo risorse concrete per colmare questo divario inaccettabile e per garantire la dignità professionale di tutto il personale ATA, a partire dai collaboratori e dai precari."
Quali prospettive per i prossimi rinnovi contrattuali?
Le trattative per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego rappresentano il tavolo decisivo per tentare di ridurre questa forbice. Tuttavia, le risorse attualmente stanziate rischiano di non essere sufficienti a coprire il recupero del potere d'acquisto perso negli ultimi anni, figuriamoci a colmare lo storico divario con gli altri settori statali. I sindacati chiedono a gran voce uno stanziamento straordinario di risorse nella prossima legge di bilancio per valorizzare il personale ATA e l'introduzione di nuove indennità specifiche legate alla complessità delle mansioni e alla digitalizzazione.
Cosa possono fare i lavoratori ATA adesso
In attesa di risposte concrete sul fronte politico e contrattuale, ci sono alcune azioni pratiche che il personale ATA, in particolare quello precario, può intraprendere per tutelare i propri diritti economici:
- Verifica del cedolino su NoiPA: È fondamentale monitorare regolarmente le voci stipendiali accedendo al portale ufficiale NoiPA per verificare l'esatta attribuzione delle indennità e delle ore di straordinario o di intensificazione svolte.
- Recupero della CIA per supplenze brevi: Chi ha svolto supplenze temporanee negli ultimi cinque anni può richiedere il recupero del Compenso Individuale Accessorio non percepito. Trattandosi di un diritto riconosciuto dalla giurisprudenza, è possibile rivolgersi alle sedi sindacali per avviare il ricorso gratuito o convenzionato.
- Controllo della ricostruzione di carriera: Per il personale recentemente immesso in ruolo, è opportuno presentare tempestivamente la domanda di ricostruzione di carriera per vedersi riconosciuti i servizi pre-ruolo ai fini dell'inquadramento nella fascia stipendiale corretta.
La battaglia per l'equità retributiva del personale ATA si preannuncia lunga, ma la mobilitazione sindacale e la consapevolezza dei lavoratori restano i motori principali per spingere le istituzioni a un cambio di rotta non più rinviabile.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito anief.org.




