La Procura per i minorenni di Palermo ha disposto una serie di verifiche urgenti all'interno delle scuole materne ed elementari della zona nord della città per accertare la regolarità delle vaccinazioni obbligatorie degli alunni. Il provvedimento, firmato dalla procuratrice Claudia Caramanna, giunge a seguito della tragica morte di Anna Rosa Bartolotta, una bambina di soli quattro anni e mezzo deceduta a causa della difterite, una malattia infettiva che si riteneva ormai eradicata grazie ai piani vaccinali nazionali.
L'inchiesta punta a fare luce non solo sulle responsabilità individuali legate al decesso della piccola, ma anche su un fenomeno di elusione delle norme sanitarie che sembrerebbe diffuso in alcuni quartieri periferici, in particolare nello Zen. Al centro dell'attenzione degli inquirenti c'è l'utilizzo della "semplice prenotazione" dell'appuntamento vaccinale come documento per ottenere l'accesso a scuola, una pratica che verrebbe sfruttata per aggirare l'obbligo effettivo di somministrazione.
L'indagine della Procura e il caso Bartolotta
La morte della piccola Anna Rosa ha scosso profondamente l'opinione pubblica. La bambina, figlia di genitori contrari alle vaccinazioni, non era stata immunizzata dopo la nascita. Oltre al fascicolo civile aperto per valutare la responsabilità genitoriale, i genitori risultano indagati per omicidio colposo. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dai medici e dalla pediatra di libera scelta, nel quartiere Zen sarebbe radicata una convinzione infondata che correla le vaccinazioni all'insorgenza dell'autismo.
Questa "credenza popolare", citata esplicitamente nel provvedimento della Procura, avrebbe spinto numerose famiglie a rifiutare categoricamente la copertura esavalente e gli altri richiami obbligatori. La procuratrice Claudia Caramanna ha sottolineato la gravità della situazione, evidenziando come la salute pubblica sia messa a rischio da sacche di mancata immunizzazione che possono favorire il ritorno di patologie pericolose.
Il "trucco" della prenotazione e il divieto di accesso
Uno dei punti cardine dell'intervento della magistratura riguarda le modalità di iscrizione e accesso agli istituti scolastici. La normativa vigente prevede che per la scuola dell'infanzia (0-6 anni) l'assolvimento dell'obbligo vaccinale sia un requisito di accesso, mentre per il ciclo dell'obbligo (dai 6 anni in su) la mancata vaccinazione comporti sanzioni pecuniarie ma non l'esclusione dalle lezioni.
Tuttavia, la Procura ha rilevato una criticità specifica: "La sola prenotazione non permette di accedere agli istituti", ha ribadito con fermezza la procuratrice Caramanna. Il riferimento è all'escamotage utilizzato da alcune famiglie che presentano la ricevuta di prenotazione dell'appuntamento presso l'ASP per iscrivere i figli, senza però presentarsi mai alla somministrazione effettiva del vaccino. Questo comportamento permette di eludere i controlli amministrativi iniziali, lasciando però i minori privi di protezione sanitaria in contesti di comunità.
Cosa prevede la normativa per le scuole
Il quadro normativo di riferimento rimane la Legge 31 luglio 2017, n. 119 (nota come Legge Lorenzin), che ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni per i minori di età compresa tra zero e sedici anni. Le scuole hanno il compito di verificare la documentazione presentata dalle famiglie e di segnalare alle Aziende Sanitarie Locali i casi di mancata regolarizzazione.
Ecco i punti chiave che i dirigenti scolastici e le famiglie devono tenere a mente in vista dell'avvio dell'anno scolastico 2026/2027:
- Scuola dell'infanzia e asili nido: La presentazione della documentazione vaccinale è condizione per l'ammissione. In assenza di vaccinazione o di idonea certificazione di esonero (per motivi di salute documentati), il bambino non può frequentare.
- Scuola primaria e secondaria: La mancata presentazione della documentazione non impedisce la frequenza, ma avvia una procedura che prevede il colloquio informativo con l'ASP e l'eventuale irrogazione di sanzioni amministrative da 100 a 500 euro.
- Documentazione valida: Oltre al certificato vaccinale, è ammessa l'autocertificazione (che deve essere seguita dal documento ufficiale) o la prova dell'avvenuta prenotazione, ma quest'ultima deve essere finalizzata in tempi brevi alla somministrazione effettiva, pena la decadenza dei requisiti.
Le azioni in corso a Palermo
Le verifiche disposte dalla Procura interesseranno in modo capillare i plessi scolastici della zona nord di Palermo. I dirigenti scolastici saranno chiamati a fornire gli elenchi degli iscritti e la relativa documentazione sanitaria depositata agli atti. L'obiettivo è individuare tempestivamente i minori non in regola prima che il rientro in classe a settembre possa innescare nuovi focolai.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, attraverso l'Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, sta monitorando la situazione per garantire che le procedure di controllo siano applicate con il massimo rigore. La tragica vicenda di Anna Rosa Bartolotta ha evidenziato come la vigilanza scolastica non sia un mero adempimento burocratico, ma un pilastro fondamentale della prevenzione sanitaria territoriale.
Per le famiglie che si trovano in una situazione di irregolarità, il consiglio è di contattare immediatamente i centri vaccinali dell'ASP di Palermo per regolarizzare la posizione dei propri figli prima dell'inizio delle lezioni, evitando così non solo le sanzioni previste, ma soprattutto rischi per la salute dei minori e della collettività scolastica.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito rainews.it.




