Una neodirigente scolastica pugliese, vincitrice del concorso bandito nel 2017, si trova di fronte a una scelta drammatica: rinunciare al ruolo per cui ha studiato anni o trasferirsi in una regione del Nord Italia, nonostante sia nel pieno di un delicato percorso di cure oncologiche. Il caso, che sta sollevando un’ondata di indignazione nel mondo della scuola, evidenzia le rigidità del sistema di reclutamento dei presidi e la difficile convivenza tra graduatorie nazionali e diritti individuali legati alla salute.
La notizia, emersa nelle ultime ore mentre gli Uffici Scolastici Regionali (USR) completano le procedure di immissione in ruolo per l'anno scolastico 2026/2027, riguarda una docente che ha superato le prove concorsuali ma che, a causa della carenza di posti vacanti nella propria regione d'origine, la Puglia, è stata destinata a una sede a centinaia di chilometri di distanza. Una situazione che per chiunque sarebbe complessa, ma che in questo caso diventa un ostacolo insormontabile a causa della necessità della donna di proseguire cicli di chemioterapia presso strutture ospedaliere pugliesi specializzate.
Il paradosso delle assegnazioni e la Legge 104
Nonostante la candidata abbia presentato regolare documentazione medica e richiesto l'applicazione delle tutele previste dalla Legge 104/1992, l'amministrazione centrale ha proceduto con l'assegnazione fuori regione. La motivazione tecnica risiede nella saturazione dei posti disponibili in Puglia per la quota destinata ai vincitori di concorso.
Secondo le procedure vigenti per il reclutamento dei Dirigenti Scolastici, i vincitori vengono inseriti in una graduatoria nazionale e assegnati ai ruoli regionali in base all'ordine di merito e alle preferenze espresse, ma sempre nel limite dei posti effettivamente vacanti e disponibili comunicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM). Quando i posti in una regione si esauriscono, i candidati rimanenti vengono "dirottati" verso le regioni con maggiori necessità, tipicamente Lombardia, Piemonte o Veneto.
Il caso approda in Parlamento
La vicenda non è passata inosservata alla politica. Un'interrogazione parlamentare è stata depositata per chiedere chiarimenti urgenti al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. I firmatari dell'atto chiedono se non sia possibile prevedere una deroga o un meccanismo di compensazione che permetta alla neodirigente di restare vicina ai luoghi di cura, garantendo al contempo il diritto al lavoro e il diritto alla salute costituzionalmente protetto.
"È inaccettabile che la burocrazia prevalga sulla dignità umana e sulla necessità di cure salvavita", si legge in una nota diffusa dai rappresentanti territoriali che stanno seguendo il caso. La richiesta è quella di individuare un posto in "soprannumero" o di utilizzare le quote destinate alla mobilità interregionale per sanare una situazione che appare come un'ingiustizia palese.
Cosa prevede la normativa per i neoassunti
Per i dirigenti scolastici appena immessi in ruolo, i margini di manovra sono purtroppo stretti. Ecco i punti chiave della normativa attuale:
- Vincolo di permanenza: I neoassunti sono generalmente tenuti a restare nella regione di prima assegnazione per un periodo minimo (solitamente tre anni scolastici) prima di poter chiedere il trasferimento.
- Precedenze Legge 104: Sebbene la legge garantisca la scelta della sede prioritaria, questa può essere esercitata solo all'interno dei posti disponibili per quella specifica tornata di assunzioni nella regione assegnata. Se la regione non ha posti, la precedenza non può "creare" un posto dove non c'è.
- Assegnazione provvisoria: È uno strumento che permette il ricongiungimento o lo spostamento per gravi motivi di salute, ma solitamente è accessibile solo dopo il superamento del periodo di prova (anno di formazione).
Il nodo dei posti in Puglia
Il problema di fondo resta la cronica mancanza di posti per dirigenti scolastici nel Sud Italia, aggravata dal piano di dimensionamento scolastico che negli ultimi anni ha ridotto drasticamente il numero di autonomie (e quindi di presidi) in regioni come la Puglia e la Campania. Mentre al Nord molte scuole restano reggenti (ovvero affidate a presidi che già gestiscono un altro istituto), al Sud la competizione per un posto da titolare è diventata altissima, lasciando poco spazio a situazioni di fragilità personale.
L'auspicio delle organizzazioni sindacali e della famiglia della docente è che il Ministero possa intervenire con un provvedimento di autotutela o una nota specifica che consenta una "utilizzazione" temporanea in Puglia, evitando un trasferimento che comprometterebbe seriamente le possibilità di cura della donna.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito bari.repubblica.it.




